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giovedì 11 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. Le nomine di altri inquisitori in Italia, Francia e Spagna

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>

Gli inizi dell'ufficio inquisitoriale negli anni '30 del Duecento

Le nomine di altri inquisitori in Italia, Francia e Spagna



Le notizie sui primi inquisitori in questi Stati sono in genere poche e talvolta confuse, le fonti processuali sono molto frammentarie. Dopo gli sviluppi visti in Germania, i domenicani furono nominati inquisitori nelle altre zone di presenza catara. In Italia Gregorio IX sollecitò nel maggio del 1231 l'arcivescovo di Milano e i suoi vescovi suffragenei ad applicare le norme antiereticali, e così con l'aiuto deidomenicani ebbe lugo una grande repressione, con molti roghi di catari. Un vero e proprio inquisitore fu nominato dal papa in Lomabardia il 3 novembre 1232: il domenicano fra Alberico, che intervenne con il vescovo di Bergamo contro il podestà che aveva liberato parecchi eretici. Nel 1233 anche a Piacenza il nuovo podestà proteggeva gli eretici e i cittadini assalirono e ferirono fra Rolando da Cremona, domenicano inviato dal papa, il podestà fu scomunicato dal vescovo, arrestato e infine liberato dietro causzione; siccome però continuava in un altro castello a proteggere i catari, il vescovo di Como fu incaricato di prenderlo e farlo giudicare da Rolando. A Firenze parve che ci fosse fin dal 1227 un tribunale inquisitoriale, composto dal domenicano fra Giovanni da Salelrno, dal priore cistercense dell'abbazia di Santa Maria e da un canonico fiorentino. Dopo la morte di fra Giovanni il suo pposto fu preso dal confratello Aldobrandino Cavalcanti, anche l'abate di San Miniato processava eretici. Nel 1233 il papa inviò in aiuto  al vescovo di Firenze il domenicano fra Giovanni da Vicenza, cui seguì fra Rolando da Cremona, ma non si conosce quasi nulla della loro attività. Nella Marca trevigiana, in particolare a Vicenza, operò Giovanni da Vicenza, che nel 1233 fece bruciare una sessantina di catari, uomini e donne. Gregorio IX inviò a bbreve distanza di tempo due cardinali come legati papali nell'alta Italia nel 1236 per spingere all'intervento contro i patriarchi di Grado e di Aquilea, gli arcivescovi di Milano, Ravenna, Genova, gli abati, i priori e i decani, i conti e i marchesi, i podestà della Lombardia della Marca trevigiana e della Romagna. 
Nella Francia settentrionale con una bbolla del 13 aprile 1233 i vescovi furono avvertiti che ai domenicni erano state affidate le funzioni di inquisitori. Il 19 aprile 1233 furono mandati a Charité-sur-Loire per la lotta contro gli eretici fra Roberto il Bulgaro, chiamato così perché era stato chiaro, il priore domenicano di Besançon e un confratello, che perpetrarono violenze inaudite e comprano violazioni della giurisdizione. Infine il 21 agosto 1235 Gregorio IX nominò inquisitore per tutto il Regno di Francia fra Roberto il Bulgaro, che agì principalmente nelle Fiandre e nella Champagne, in modo brutale, processando catari, bruciandoli e facendoli sotterrare vivi. Tra l'altro nel 1239 distrusse la comunità di Montwimer, mandando al rogo 180 eretici. Fu accusato presso il papa di irregolarità e contrasti proceduali con i vescovi e, riconosciuto colpevole, fu esonerato dall'inacarico e condannato al carcere. 
Nella Francia meridionale il papa affidò l'ufficio inquisitoriale ai domenicani di Tolosa nell'aprile del 1233 e il provinciale nominò tre confratelli, coadiuvati da altri frati. I vescovi, che in questi documenti pontifici non vengono mai ricordati, a loro volta cercarono di rafforzare la legislazione dioecesana antiereticale e il conte di Tolosa fece altrettanto e si mostrò molto disponibile nella lotta contro i catari, secondo i termini della pace di Meaux che aveva concluso la crociata. L'azione effettiva venne svolta soltanto dagli inquisitori domenicani con metodi spicci e interrogatori che offrivano poco scampo, con roghi di catari vivi, e a volte riesumando i cadaveri. Il conte di Tolosa se ne lamentò presso il papa, ma questi si limitò a sollecitare il suo legato e i vescovi ad agire con prudenza. Gli abitanti di Tolosa e di Narbonne cacciarono allor i domenicani dal convento, ma l'intervento del papa e del re di Francia tennero a bada il conte e i tolosani, mentre il legato papale affidò la funzione inquisitoriale ad altri frati e ai vescovi, moderendo così lo zelo dei domenicani. 
In Bosnia, il papa dal 1221 in poi cercò attraverso i vescovi e i propri legati di convertirli, minacciò a più riprese una crociata, con scarsi risultati, dal 1233 al 1240 furono fatti vescovi alcuni domenicani, una nuova crociata fu intrapresa dal re d'Ungheria dal 1246-1248, ma tutti questi sforzi quasi inutili. 
I domenicani furono utilizzati per sostenere l'azione processuale dei vescovi in Spagna, dove si erano rifugiiati molti catari scappati durante la crociata francese. Pietro II d'Aragona e poi nel 1226 Giacomo I pubblicarono editti severissimi conro di loro, per evitarne l'esodo dalla Linguadoca, ma pare senza effetti. Gregorio IX si rivolse allora con una bolla del 26 maggio 1232 all'arcivescovo di Terragona e ai suoi vescovi suffraganei per sollecitarli all'inquisizione degli eretici, eventualmente coon l'aiuto dei frati domenicani o di altri. Nel 1233 ilr e d'Aragona stabilì l'azione giudiziaria contro i catari fosse fatta da un prete nominato dal vescovo e da due o tre laici nominati dal bailo del re. Il papa, aggiunse loro i domenicani. I processi, fatti dai vescovi con l'aiuto dei domenicani e francesi furono scarse e poche furono le condanne capitali. Nel 1238 Gregorio IX nominò un domenicano e il provinciale francescano inquisitori nel Regno di Navarra, mentre in Castiglia i pochi processi inquisitoriali continuarono a essere istruiti dai vescovi.

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mercoledì 10 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. Gli inizi dell'ufficio inquisitoriale negli anni '30 del Duecento. Le nomine dei prmi inquisitori nell'area tedesca. I motivi della scelta papale di inquisitori domenicani

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>

Gli inizi dell'ufficio inquisitoriale negli anni '30 del Duecento



I giudici che stabilivano chi fosse eretico erano degli ecclesiastici. L'opera dei legati apostolici in Francia, in genere cistercensi, e i tribunali vescovili, competenti in via  ordinaria di contenimento del catarismo in quel paese, ma non   avevano dato risultati soddisfacenti soprattutto nel resto dell'Europa. 

Le nomine dei primi inquisitori nell'area tedesca

In alcune situazioni c'erano stati interventi gravi e conseguenti rimostranze, come nel caso delle esecuzioni di massa perpetrate nella valle del Reno da Corrado Tors, <<che era laico del tutto e dell'ordine dei predicatori>> e da Giovanni l'Orbo, un laico <<veramente del tutto cattivo>>. Poche e malsicure sono le notizie di cui disponiamo sulla base di alcuni presenti in alcune cronache. Il papa con una lettera  del 12 giugno 1227 attribuì la funzione di ricercare e perseguire gli eretici a Corrado da Marburgo, di quale ordine religioso non si sa, che si aggiunse ai giudici sopra menzionati e fu accompagnato inoltre da alcuni frati domenicani e francescani. Questo gruppo non costituiva un tribunale, ma sollecitava i vescovi a fare i processi e premeva sulle autorità secolari per l'esecuzione delle sentenze, con il conseguente arricchimento di entrambi attraverso le confische dei beni dei condannati. L'11 ottobre 1231, con una seconda lettera, il papa concesse pieni poteri inquisitorialia Corrado da Marburgo e l'azione processuale dirette passò nelle mani di questi, che la condusse con l''ausilio degli altri due in qualità di giudici subdelegati. Oggi si ritiene che venissero applicate le regole del nuovo procedimento inquisitoriale, mentre la tradizione storiografica parla di mancato rispetto delle norme di crudeltà gratuite. 
Il papa cercò di rrinvigorire l'azione dei vescovi, inviando le norme antiereticali agli arcivescovi di Salisburgo e Treviri nel giugno del 1231, e in novembre e dicembre le stesse disposizioni furono mandate ai domenicani di Friesach in Carinzia  e a quelli di Strasburgo. Nel medesimo anno con la bolla Ille humani generis  fu nominato inquisitore il priore domenicano di Ratisbona con il potere di delegare a sua volta frati domenicani o altri di sua fiducia a condurre i processi. L'azione pesante di Corrado di Marburgo e dei due compagni continuò autonmamente, ma quando venne accusato di eresia o complicità con gli eretici il conte Enrico II di Sayn. vi si oppose fermamente l'arcivescovo di Treviri e allo stesso re Enrico VII avvertirono il papa, il quale scandalizzato dal comportamento di Corrado cercò di porvi rimedio. Nel frattempo i tre inquisitori furono assassinati in città diverse e dopo questo cruento epilogo, una cinquantina di condannati per eresia ottennero la riabilitazione, compreso il conte di Sayn. Questa vicenda fa comunque seguire dubbi sulla certezza dei tre giudici ammazzati. L'azione contro i catari venne perseguita dai vescovi e dagli inquisitori, con l'appoggio delle autorità secolari sollecitate dal papa. Gregorio IX inoltre fece indire una crociata e alcun signori fecero voto di attuarla, ma una corciata fu effettivamente realizzata solo nel 1233-1234 da tre vescovi feudatari contro i contadini dell'arcivescovo di Brema che si rifiutarono di pagare le decime. 

I motivi della scelta papale di inquisitori domenicani

Situazion analoghe a quella qui descritta si verificarono in altri paesi europei dove si era diffuso il catarismo. Gregorio  IX, decise di delegare sempre di più ai domenicani il potere di agire come giudici speciali, in dipendenza diretta da lui, per cercare attivamente gli eretici e processarli. Nel 1232-1234 nominò diversi altri inquisitori domenicani in Italia e Francia, alcuni nel Regno di Aragona e nel 1238 in quello di Navarra. Le decisioni del papa non furono prese per l'irgenza di una mobilitazione antieretical strordinaria e massiccia, perché i movimenti catari erano stati pesantemente ridimensionati in Francia dalla crociata, costretti al ripiegamento e alla clandestinità in Italia dalla <<grande devozione>> e dalla violenta repressione connessa, mentre in Spagna i dualisti non avevano solo creato rifugio dalle pure persecuzioni. Il papa aveva invece la necessità di conservare e consolidare una vittoria in corso e la volontà di usare la difesa del <<sistema dell'ortodossia>> in funzione del proprio  predominio sia all'interno della Chiesa sia nei rapporti con le autorità imperiali, reali, signorili e comunali. 

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L'Inquisizione in Italia. Il grande moto spirituale del 1233 in Italia

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>



Il grande moto spirituale del 1233 in Italia

La crociata produsse una gran crisi del movimento cataro in Francia, nell'Italia Centro-settentrionale il movmento ereticale, ancora vivace nelle sue sperimentazioni dottrinali, cominciò a percepire sempre più chiaramente l'avverso contesto storico e un destino di martirio che si stava preparando, per la convergenza tra il disegno ierocratico papale e gli interessi delle auotorità comiunali. 

Dimensioni delle comunità catare

Per valutare l'azione repressiva delle autorità ecclesiastiche e statali contro i catari bisognerebbe sapre quanti essi fossero veramente. Il loro numero viene indicato grossolanamente da un'nica fonte, la Summa de catharis et leonistis di fra Raniero Sacconi. Il trattati antiereticale fu scritto nel 1250 e dice che <<in tutto il mondo non vi sono più di quattromila catari tra uomini e donne, indicando ovviamente il numero dei perfetti. Queste e analoghe cifre medievali non sono computi esatti. ma vanno comunque prese come indicatori di grandezza. Il peso relativo delle comunità catare, precisato da Raniero, è a ogni modo signifiativo: nelle tre chiese superstiti di Francia si contano 200 perfetti; nelle sei orientali dei Balcani 500, in numero altrettanto ridotto. In Italia invece i dati quantitativi sono notevoli: nella chiesa di Concorezzo più di 1.500, a Desenzano 500, a Mantova 200, a Vincenza 100 e altrettanti tra Firenze e la valle di Spppoleto; inoltre a Verona e in altre località lombarde vi trovarono 150 perfetti venuti dalla Francia. 

La <<grande devozione>>

Una svolta di incalcolabile portata avvenne in Italia soltanto  in seguito alla <<grande devozione>> del 1233, il cosiddetto <<moto dell'Alleluia>>. Infimmati predicatori francescani e domenicani percorero le regioni settentrionali e centrali esortando alla pacificazione delle discordie cittadine, a una profonda vita morale, alla purificazione delle coscienze e ala difesa della verità di fede. I frati vennero chiamati talvolta a impegni momentanei di governo nei comuni, e misero mano anche gli statuti comunali. Molti eretici si convertirono, molti vennero perseguitati e mandati sul rogo. 

Da allora manifesamente rifulse e crebbe la grazia nei frati che predicavano la vita e la santità di frate Domenico, sia nei popoli che lo ascoltavano: così come appare da quanto accaduto nelle città di Lombardia, nelle quali una grandissima  moltitudine di eretici fu bruciata, e più di centomila uomini, che non sapevano se aderire alla chiesa di Roma o agli eretici, ci sono convertiti sinceramente alla fede cattolica della Chiesa romana, grazie alla predicazione dei frati Predicatori. E quasi tutte le città della Lombardia e della Marca rimettono nelle mani dei frati le loro questioni e i loro statuti affinché ordinino e mutino secondo la propria volontà. E fanno la stessa cosa per interrompere le guerre e trovare accordi di pace fra loro, altre che a proposito delle usuere e della restituzione del mal tolto, dell'ascolto delle confessioni e di molte altre buone cose che sarebbe troppo lungo illustrare. 

Norme antiereticali gli statuti comunali italiani

Mentre le prime disposizioni antiereticali si trovano negli statuti comunali già dal 1206, negli anni seguenti esse furono accettate solo da pochi comuni, nonostante l'imperatore Federico II avesse fatto esplicite richieste al riguardo nel 1224, ma furono diffusamente inserite solo dopo il 1233. Dopo <<la grande devozione>> le norme contro gli eretici non solo comparvero spesso negli statuti, ma vennero applicate in parecchie città. Anche se l'azione diretta contro l'eresia da parte dei comuni era un diritto irriducibile alle nomre nel Corpus iuris canonici, i pontefici lasciarono correre perché ai loro occhi l'intervento autonomo delle autorità comunali appariva un male minore, utile comunque alla campagna antiereticale. Gli effetti furono drammatici per i catari. A Milano, che era stata definita <<forca haereticorum>> (fossa piena d'eretici) già nel 1216, il podestà Oldrado da Tresseno mise al rogo nel 1233 molti catari e questo "merito" fu scolpito a imperitura memoria nalla sua epigrafe sepolcrale: <<Catharos, ut debuit, uxit>> (bruciò i catari com'era suo dovere).

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martedì 9 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. Lo svolgimento della crociata. Resistenza, fughe e declino dei catari francesi

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>



Lo svolgimento della crociata

Nel 1207 il cistercense Pietro di Castelnau, legato papale in Francia con l'incarico di svelare la complicata sitruazione religiosa, carica di risvolti politici scomunicò Raimondo VI di Tolosa perché non perseguitva i catari. Il 14 gennaio 1208 il legato fu assassinato e il conte fu accusato di essere stato l'istigatore dell'omicidio. Innocenzo III indisse subito una corciata attraverso alcune lettere bollate, che con un linguaggio biblico e militaresco sollecitavano a combattere gli eretici. 
La crociata fu condott da alcuni baroni e feudatari minori della Francia del Nord. Furono assediate  conquistate Bèziers e Carcassonne e i loro abitanti sterminati dalle truppe. Il cistercens Cesario di Heisterbach ricorda come i crociati risolsero a Béziers il problema di distinguere i catari dai cristiani fedeli alla Chiesa, riportando la rispsta di Arnaldo Amalrico, abate generale dei cistercensi e uno dei tre legati pontifici alla guida dei crociati: 

Essendo a conoscenza che i cattolici erano mescolati con gli eretici, dissero all'abate: <<Che cosa dobbiamo fare, signore?  Non possiamo distinguere i buoni dai malvagi>>. Si racconta che l'abate, come gli altri tememndo che per paura della morte (gli eretici) simulassero di essere cattolici e dopo la partenza (dei crociati) tornassero alla loro perfidia, abbia detto: <<Uccideteli! Dio infatti conosce cooro che sono suoi>>. Così innumerevoli furono uccisi in quella città. 

La crociata non soolo portò alla eliminazione fisica degli eretici, ma diventò di fatto una guerra di conquista del Nord contro il Sud della Francia con la presa di diversi castelli in nome della fede. Nel 1209, partiti i grandi siggnori, restò a Simone di Monfort, conte di Leicester e poi visconte di Béziers, il difficile compito di conservarsi il feudo che era stato dei conti aragonesi, che cercarono di espellere i francesi, e i conti francesi, che volevano rimanere a tutti i costi nei nuovi possedimenti. Raimondo VI riuscì a ottenere l'appoggio di Pietro d'Aragona, cercando di mostrare così che il contrasto era puramente territoriale e non religioso, ma entrambi furono sconfitti dai crociati francesi a Muret nel 1213 e Pietro II venne ucciso. La guerra riprese tra il conte di Tolosa e lo stesso re di Francia negli anni seguenti, ma alla fine i francesi del Nord vinsero definitivamente nel 1226. Il trattato di Meaux-Parigi del 1229 chiuse definitivamente la crociata e regolò i rapporti tra il re e i baroni di Francia da una parte e il conte di Tolosa dall'altra, togliendo a quest'ultimo circa metà dei domini e imponendogli condizioni economicamente meolto gravose. 

Resistenza, fughe e declino dei catari francesi

Il movimento cataro in Francia meridionale subì un tracollo e i perfetti persero gran parte del loro ascendente e influsso sulla società. La pressione militare cementò la coesione interna e la fermezza delle comunità dualiste, che perdurarono nonostante tutto. Alcuni storici sostengono anzi che l'espansione del catarismo continuò in certo modo fino agli anni '30. Ci fuurono alcuni episodiisolati e tragici di resistenza: moltto noto l'assedio subito a Montségur nel 1244 dal vescovo cataro della chiesa tolosana, Bernardo Marty e dai suoi fratelli, che alla fine furono sconfitti e 310 tra i superstiti vennero bruciati sul rogo. I successori di Marty si rifugiarono in Italia, dove trascorsero molti anni, in particolare a Cremona, Piacenza e Sirmione, mentre in Francia restarono i diaconi. Anche la Chiesa catara di Carcassonne ebbe vita difficile perché dopo la crociata fu uno dei centri di feudalità francese insediata in Linguadoca e più tardi sede inquisitoriale.

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lunedì 8 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. La crociata albigese in Francia meridionale. Le missioni e legazioni dei cistercensi nella complessa situazione della Linguadoca

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>



La crociata albigese in Francia meridionale

Nelle regioni occitaniche francesi il catarismo continuò a diffondersi, nonostante i tentativi di concessione e alcuni sparsi interventi giudiziari. Oggi gli storici ritengono che le dottrine dualiste non avessero fatto presa in tutti gli strati sociali, ma soltanto tra la piccola nobiltà dei borghi rurali fortificati, tra i contadini ricchi e le élite cittadine, cioè mercanti, giuristi, gli strati superiori dell'artigianato. La rappresentazione dell'eresia come un fenomeno amplissimo e unitario dipende dalle affermazioni distorte e iperboliche di polemisti, di legati pontifici e inquisitori. Attualmente si stima che il dissenso fosse molto limitato: il 2,5% della popolazione di Béziers nel 1209,  il 15% a Montauban nel 1241, dal 5 al 6% a Tolosa verso il 1260, dal 2,5% al 5% ad Albi tra il 1285 e il 1300. Clcoolando una media del 5% e talvolta meno, su tutta la popolazione della Linguadoca nell'arco di due secoli, i catari potrebbero essere stati circa 2-300.000. Anche l'azione degli inquisitori  tra il 1230 e il 1330 è stata largamente ridimensionata nel suo complesso: in questo secolo si stima che siano stati perseguiti 15-20.000 catari, forse il doppio, in pratica dall'1 a 1,5% circa della popolazione. L'impatto della repressione giudiziaria fu comunque meno intenso e di altro genere rispetto a quelli che furono gli effetti della crociata. 

Le missioni e legazioni dei cistercensi nella complessa situazione della Linguadoca

Gli interventi delle autorità ecclesiastiche e civili per riportare l'uniformità dottrinale nella Francia del Sud si intensificarono una cinquantina d'anni dopo la prima diffusione del catarismo, producendo un intreccio tra interessi religiosi e politici. Il conte di Tolosa, Raimondo V, che era in lotta contro il re d'Aragona, cercò aiuti militari in Francia e Inghilterra per sconfiggere la lega dei signori locali favorevoli all'eresia e sostenuti dal re d'Aragona, e si rivolse al capitolo generale dei cistercensi perché i dissidenti fossero convertiti. Nel 1178 venne mandato in missione dai re di Francia e d'Inghilterra il legato apostolico Pietro da Pavia, con l'approvazione del papa, che gli affiancò Enrico di Marsiac, abate cistercense di Clairvaux  e quattro vescovi. La situazione si rivelò molto compromessa agli occhi degli inviati: in Guascogna, nell'Albigese e a Tolosa il catarismo era diffuso anche tra i cittadini più in vista e a Béziers era apertamente favorito dal conte Ruggero II Trencavel e da sua moglie, più tardi dal suo successore Raimondo Ruggero Trencavel, che aveva moglie e e sorella catare perfette. Nel 1179 Enrico di Marsiac, nominato vescovo di Albano e cardinale, ritornò come legato papale in Linguadoca e con l'aiuto di un piccolo esercito di cavalieri assediò e conquistò una cittadina del conte Trancaval, riuscendo anche a convertire il vescovo cataro Bernardo Raymond e un suo compagno. 
Il conte di Tolosa Bernardo VI, che puntava all'egemonia nella regione e si mostrava indulgente con gli eretici; i grandi feudatari, come i Terncavel, signori di Béziars, Carcassonne e  Albi, che aderivano al catarismo come molti dei loro vassalli e cercavano di conservare il proprio potere; il comune di Tolosa, che aspirava a diventare indipendente dal conte; il re d'Aragona, signore di Montpellier, che mirava a costituire un ampio dominio tra Nord della Spagna e Sud della Francia. Papa Innocenzo III si mostrò deciiso a risolvere la situazione provenzale, percepita come gravissima, inviando parecchi legati, sollecitando sttività diocesane e secolari ad appoggiarli e proponendo nel 1204 al re di Francia l'uso della forza contro gli eretici con le stesse indulgenze concesse a <<quelli che si recano oltremare per difendere la Terrasanta>>.

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domenica 7 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. I nuovi ordini religiosi mendicanti

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

La violenta repressione iniziale dei catari tra crociata e <<grande devozione>>

I nuovi ordini religiosi mendicanti

Durante il pontificato di Innocenzo III, che segna una fase importante nel disegno ierocratico papale e nella lotta antiereticale, due personalità carismatiche, Francesco d'Assisi e Domenico di Guzmàn, fondarono dei gruppi di fratelli che vivevano in povertà praticavano con estrema coerenza gli insegnamenti di Gesù Cristo. Questi ordini si chhiamarono mendicanti perché non si basavano sul possesso fondiario e immobiliare, ma sul denaro offerto dai fedeli, ragion per cui si stabilirono nelle città, non più nelle campagne.Si misero subito al servizio del papato e dei suoi disegni egemonici, rinnovando la vita religiosa e avversando i dissidenti. 

Domenico di Guzmàn e i frati predicatori


Domenico di Guzmàn


Domenico di Guzmàn, nato a Caleruega e canonico di Osma, iniziò con altri ecclesiastici nel 1206 una missione tra i catari della Francia meridionale e la continuò, per una decina d'anni, adottando atteggiamenti poco comuni tra il clero del tempo: una severa vita di povertà, la spiegazione della Bibbia e delle verità di fede ai laici, assieme a confronti pubblici con i dualisti. Più rilevante divenne in seguito l'azione dei domenicani, il gruppo che si creò nel 1215 attorno a Domenico nel contrastare l'eresia catara. I domenicani seguivano gli stessi ideali d povertà e di predicazione e si dedicavano per questo ad approfonditi studi teologici. Nel 1216 il papa approvò la loro regola, chesi basava su quella agostiniana e da allora il nuovo ordine dei frati predicatori si diffuse rapido in tutta Europa. La maggior parte dei domenicani erano sacerdoti, e si dedicarono non solo allo studio ma anche all'insegnamento della teologia nelle università di Parigi e di Bologna fin dal 1218. Nel primo capitolo generale, che si tenne a Bologna nel 1220, l'ordine decise di non avere alcuun possedimento o entrate fisse e regolari, sull'esempio dei francescani. Domenico morì a Bologna il 6 agosto 1221 e fu canonizzato nel 1234.

Francesco d'Assisi e i fratelli minori


Francesco d'Assisi


Aveva avuto inizio un'altra importante esperienza religiosa, sebbene molto diversa: quella di Francesco d'Assisi. Figlio di un mercante, si era dato a una vita di penitenza e di povertà, di preghiera e mortificazione, spinto a un travagliato contatto con i lebbrosi avvenuto verso il 1205, fino a quando nel 1207 o 1208 non intuì da un brano del vangelo che la sua missione consisteva nel predicare l'amore di Dio e testimoniare la povertà evangelica, secondo le indicazioni date da Gesù Cristo agli apostoli. Francesco aveva una forte simpatia per i suoi simili. Il suo esempio fu contagioso e in breve si formò attorno a lui un gruppo di <<uomini penitenti>> o <<poveri minori>> o <<fratelli minori>>, che si diffuse in modo quasi irresistibile in tutt'Italia. Francesco non prese mai posizione contro il clero poco evangelico né conro la gerarchia ecclesiastica. La sua regola di vita fu approvata orlmente da Innocenzo III, dopo qualche esitazione, nel 1209; ci fu una prima regola scritta nel 1220-1221 appoggiata al cardinale Ugolino da Ostia (papa Gregorio IX), cui seguì una seconda e infine una terza regola, approvata solennemente nel 1223. Il gruppo di fratelli, da semplici cristiani, evangelicamente poveri e predicatori di penitenza, divennero un ordine, quello dei frati minori. Si ritirò dalla guida dell'ordine, la affidò nel 1220 a frate Pietro Cattani e soprattutto lasciò un testamento scritto, dettato nei mesi precedenti la morte, nel quale ribadì la scelta di povertà assoluta e di laicità per i fratelli e l'obbligo di non detenere privilegi ecclesiastici. Francesco morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 alla Porziuncola e fu proclamato da Gregorio IX nel 1228. 

La trasformazione degli ideali francescani

Secondo l'intento di Francesco, il testamento avrebbe dovuto accompagnare sempre la regola ufficiale, ma il papa con la bolla Quo elongati  del 28 settembre 1230 lo dichiarò un testo privo di valore normativo. La polemica sulla povertà non solo individuale ma collettiva dei francescani fu forte, prolungata e violenta. I ministri generali dell'ordine cercarono delle soluzioni conciliari tra la parte rigorista, fedele al testamento di Francesco, e la parte che invece accettava i privilegi papali e iil diritto alla comunità di possedere beni, che costituiva grandi conventi e chiese, riceveva gli ordini sacri e studiava teologia. Fu fra Bonaventura da Bagnoregio (1257-1274), uno dei quattro dottori della scolastica, che aveva studiato e insegnato all'università di Parigi; a stabilire ufficialmente che era obbligatoria solo la regola approvata dal papa. Compose una vita di san Francesco, facendo dichiarare ddestituite di valore quelle precedenti, mentre il capitolo gneral del 1266 ordinò la ddistruzione di tutte le altre testimonianze scritte, di tono più radicale, sugli ideali del fondatore. Con la perdita dell'afflato originario di Francesco, l'ordine venne normalizzato, anche se un gruppo di francescani <<spirituali>> continuò a praticare i dettami più rgorosi, confianto ai marigini della cristianità, fino a che i suoi membri non vennero considerati eretici e perseguiti giudiziariamente. 
Dalla dozzina di fratelli del 1209 si passò a 3.000 o 5.000 frati tra il 1221 e il 1223, per quanto questi numeri sembrano  calchi neotestamentari, e quindi più simbolici che effettivi;  alla fine degli anni '30 i conventi in Italia erano forse mezzo migliaio, divisi in 16 province, più 16 province oltralpe; nel 1282 in Europa i conventi erano già 1.583 e contarono circa 20.000 frati, che all'inizio del trecento salirono a 30.000. I francescani abbastanza presto cominciarono a studiare e insegnare teologia nelle scuole dell'ordine e nelle università, come i domenicani.

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L'INQUISIZIONE NEL NOME DI GESU'-INCREDIBILE VERITA' STORICA -da vedere!!