Archivio blog

mercoledì 3 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. Rinnovamento della cristianità, dissenso e lotta contro l'Islam. Il movimento degli umiliati e altri piccoli gruppi dissidenti. Gli umiliati. Ugo Speroni e gli speronisti. Gli amalriciani

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

Rinnovamento della cristianità, dissenso e lotta contro l'Islam



Il movimento degli umiliati e altri piccoli gruppi dissidenti

Le sperimentazioni religiose dei laici, con la partecipazione delle donne, nelle nuove realtà urbane in espansione e trasfromazione ebbero luogo soprattutto nelle due zone molto evolute della Francia meridionale e dell'Italia centro-settentrionale, ma anche in altre regioni. Ci furono altri movimenti che partivano da un'analoga esperienza di povertà e di predicazione evangelica, quello degli umiliati, e alcuni gruppi dissidenti simili. 

Gli umiliati

Nello stesso periodo in cui iniziò la testimonianza religiosa di Valdesio a Lione, un'altra esperienza di ritorno al Vangelo, di povertà e di predicazione appassionata maturò in Lombardia tra alcuni laici, gli umiliati. Nel 1184 furono inseriti come i Poveri di Lione tra gli eretici elencati nella decretale Ad abolendam, ma non per questo cessò il loro proselitismo. Erano attivi a Milano, Como, Pavia, Brescia, Bergamo, Piacenza, Lodi e anche in Piemonte e nel Veneto ed erano presenti in vari strati sociali, anche in quelli più bassi. In qualche caso estremo convissero con valdesi e catari, come in una casa del contado veronese verso il 1203. Innocenzo III alla fine, con grande ablità, comprese che la loro esperienza era autenticamente cristiana e li reintegrò con una serie di bolle a partire dal 1201, trasformandoli però in ordine religioso. L'ordine era articoolato in chierici, laici non sposati viventi in comunità e laici sposati dimoranti nella propria casa. Nel milanese si opposero  validamente ai catari, ma la loro forma di eretici nn decadde facilmente. Infatti il nome di umiliati non venne utilizzato nei documenti papali fino al 1211 e anche in seguito in alcuni casi furono ritenuti patarini, cioè eretici. 

Ugo Speroni e gli speronisti

Gli speroisti, di cui si a ugualmente poco, sulla base di due manoscritti antiereticali. L'iniziatore in questo caso è noto e fu un giudice piacentino, Ugo Speroni, apparrtenente all'aristocrazia cittadina. Le sue idee furono di breve durata ed esercitarono un influsso molto circoscritto nell'ultima parte del secolo XI. Le scelte degli aderenti non erano legate  alla povertà, ma dipendevano da una lettura razionale e spregiudicata della Bibbia, in particolare dei testi di san Paolo, proponendo una religiosità tutta interiore, senza bisogno dell'ausilio di pratiche ascetiche o della mediazione della gerarchia ecclesiastica. 

Gli amalriciani

I seguaci di Amalrico di Bène, teologo e filosofo dell'università di Parigi, si collocano invece leggermente più tardi, nel primo decennio del XII secolo. Essi ritenevano di essere all'inizio di una nuova era, quela dello Spirito Santo, che comportava il superamento delle forme sacramentali della Chiesa e una vera conoscenza data dallo Spirito che si impadroniva di loro. Le loro concezioni spiritualistiche ed escatologiche furono diffuse da parecchi aderenti, presti sparsi in cura d'anime nelle diocesi di Parigi, Sens, Troyes. Nel 1210 alcuni chierici furono processati canonicamente, le ossa del maestro riesumate e poste in luogo non consacrato, nove amalriciani furono messi al rogo, tre in prigione perpetua, solo uno abiurò.

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://twitter.com/MadVrath
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://www.reddit.com/user/madamevrath
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath?tab=iX

martedì 2 ottobre 2018

L'Inquisizione in Italia. Rinnovamento della cristianità, dissenso e lotta contro l'Islam. I movimenti valdesi. Il lionese Valdesio. I valdesi provenzali e lombardi. La frammentazione in ulteriori movimenti

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

Rinnovamento della cristianità, dissenso e lotta contro l'Islam



I movimenti valdesi

Subito dopo la diffusione del dualismo radicale tra i catari francesi e italiani, verso la metà degli anni '70 del secolo XII, ebbe inizio a Lione un'esperienza di tipo pauperistico-evangelico tesa a rinnovare la vita religiosa e a opporsi alle seducenti esperienze catare. Le idee di Valdesio, o Valdo, risultarono attraenti per molti, non avendo elementi dottrinalmente riprovevoli, ma nel giro di un decennio il papa stesso dichiarò formalmente eretico il movimento valdese, escludendolo dall'ambito dell'ortodossia, perché non rientrava nei rigidi schemi della divisione dei compiti tra clero e laicato. L'originale esperienza tuttavia non si esaurì, si frazionò in alcuni movimenti sparsi in Francia e Italia e continuò nonostante la lotta saltuaria degli inquisitori contro di essa, fino a quando nel 1532 non confluì nella Ciesa riformata. La Chiesa valdese protestante ha prolungato la sua esistenza con alcuni drammatici episodi di resistenza ad attacchi armati del Cinque-Seicento nelle valli del Pinerolese, fino a oggi. 

Il lionese Valdesio

Iniziatore el movimento fu il cittadino lionese Valdesio, o Valdo, che decise di abbandonare i suoi affari e di diventare un predicatore come gli apostoli. Egli voleva comunicare agli altri la sua scoperta del Vangelo e di altri testi biblici, che si era fatto tradurre in volgare. Trovò subito seguaci, non solo uomini ma anche donne, e cercò l'approvazione delle più aòte autorità ecclesiastiche: un gruppo si recò al concilio Lateranense III del 1179 a Roma, durante il quale sembra che papa Allessandro III avesse apprezzato la scelta di povertà, ma non quella della predicazione. La cultura clericale non riusciva ad accettare che i laici, esercitassero un commpito riservato ai sacerdoti, neppure in condizioni così preoccupante: come quelle prodotte dalla notevole diffusione e fascino del catarismo. I seguaci di Valdesio non si lasciarono intimidire, neppure quando Lucio III li condannò nella decretale Ad abolendam del 1184. Si diffusero non solo nella Francia meridionale, ma anche in Italia alcuni gruppi valdesi ebbero caratteristiche proprie e verso il 1205 acquisirono una loro autonomia vennero indicati conn il nome di Poveri in Lombardia. 

I valdesi provenzali e lombardi

Veldesio cercò sempre di restare fedele all'ortodossia, ma dopo la sua morte, avvenuta tra il 1205 e il 1207, i discepoli cominciarono a reagire a loro volta all'esclusione di cui erano oggetto, rifiutando la gerarchia ecclesiastica, amministrando direttamente da laici i sacramenti e organizzandosi in comunità strutturate. Solo una parte dei seguanci di Valdesio, il gruppo francese riunito attorno a Durando d'Osca, rimase all'interno della Chiesa perché fu trasformato nel 1208 dal grande pontefice Innocenzo III in un nuovo ordine religioso, quello dei Poveri cattolici, che avevano il permesso di predicare in quanto chierici. Ancheun gruppo di valdesi lombardi fu reintegrato allo stesso modo nel 1210 con il nome di Poveri riconciliati, ma il sogno di Durado d'Osca di far rientrare tutti i seguaci di Valdesio nell'ortodossia non ebbe altri sviluppi. La maggior parte di loro infatti si adattarono alle nuove condizioni e rimasero distinti in due grandi gruppi, i <<fratelli ultramontani>>, quest'ultimi con tendenze più radicali e propensi a considerarsi discendenti dei primi apostoli più che discepoli del loro maestro spirituale. 

La frammentazione in ulteriori movimenti

In quello stesso periodo l'esperienza valdese in Lombardia si articolò e si frammentò in movimenti diversi, per contatti con i catari, per persistenza di tratti di lontana ascendnza patarinica. Ci furono anche tentativi di riaccostamento tra i gruppi, come avviene nella runione dei valdesi francesi e lombardi nel 1218 a Bergamo, senza tuttavia risultati duraturi. 
Oltre che nell'Italia centro-settenrionale, l'esperienza valdese diffuse nei territori austriaci, tedeschi e boemi, con cui gli italiani e i francesi tenevano contatti saltuari attraverso predicatori itineranti. Su un piano strettamente dottrinale, gli elementi comuni dei valdismi erano una fede purificata e più coerente con il Vangelo, il rifiuto del giuramento, del culto delle immagini e dei santi, dei pellegrinaggi, la negazione del purgatorio e delle preghiere per i defunti. I valdesi continuarono nei secoli seguenti a perseguire quel risveglio evangelico che aveva significato un ritorno alla fede come scelta personale e chhe aveva comportato la traduzione in volgare della Bibbia e la sua costante lettura.

https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath?tab=iX
https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://twitter.com/MadVrath
https://www.linkedin.com/feed/
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://www.reddit.com/user/madamevrath

lunedì 1 ottobre 2018

L'inquisizione in Italia. I movimenti catari. Organizzazione territoria e gerarchica. Lotta cosmica e morale tra spirito e materia. Dissenso come disagio verso i cambiementi in corso. Predicazione e repressione contro un pericolo percepito come gravissimo

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

I movimenti catari



Organizzazione territoriale e gerarchica

Le chiese catare non ebbero una struttura organizzativa unitaria, ma seguirono i modelli gerarchici e rituali delle comunità dualistiche orientali, che erano separate e autonome le une dalle altre. In Francia vennero istituite sei comunità territoriali e altrettante in Italia, ciascuna con una propria gerarchia e un particolare rapporto con la gerarchia e il sistema dottrinale di una specifica comunità dualistica orientale. La comunità territoria più antica in Francia era quella di Albi, già dal 1145 affollata di fedeli; ancora nel 1299 gli inquisitori interrogavano e condannavano eretici. Molto antica anche la comunità di Tolosa, il cui primo vescovo  però fu probabilmente nominato al tempo del "concilio" di Saint-Félix-Lauragains e fu Bernardo Raymond, che più tardii si convertì. La comunità di Carcassonne fu molto importante e altre meno importanti furono quelle di Val d'Aran (1167-1187), Razès (1225-1235), Agen (1229-1250). In Italia, oltre a Desenzano e a Bagnolo-Mantova esistevano le co unità territoriali di Concorezzo, Vicenza, Firenze e della valle spoletana. 
Queste comunità manetenevano una coesione al loro interno attraverso un ordine gerarchico, costruito sui responsabili dei raggruppamenti locali (i diaconi) e su un triplice livello di responsabili generali (fratello minore, fratello maggiore, vescovo). Sopra il vescovo non c'era nessuna autorità, in analogia con le Chiese ortodosse orientali, che sonor aggruppamenti di diocesi, con al massimo livello diversi patriarchi, ognuno de quali ha una superiorità e autorità indipendente all'interno della propria giurisdizione. 

Lotta cosmica e morale tra spirito e materia

I catari partivano dalla constatazione dell'esistenza del male per arrivare all'esistenza di un principio malefico, opposto a  Dio: Satana per i dualisti moderati, il Signore delle tenebre per i dualisti radicali. Solo ai più capaci e intelligenti veniva svelata la sua integrità tutta la dottrina in aggiunta al Nuovo Testamento. Il cataro si sentiva quindi un angelo imprigionato nella materia che per una colpa non sua pagava le conseguenze. Per il dualista radicale la speranza della salvezza era legata al piano eterno della salvezza, in cui il giudizio era già avvenuto prima del tempo, ma non sapendo in quale punto del tragitto egli si trovasse doveva aderire il più possibile alle rogorose norme morali. Il dualista moderato, si sentiva al centro di uuna lotta cosmica tra Dio e  Satana, della quale era ach'egli protagonista con la sua condotta: l'uomo vive circondato sempre dalla realtà maligna che è la materia, assediato e tentato soprattutto dalla lussuria; nel piacere e nel godimento della vita può annidarsi soltanto l'insidia di Satana: da qui l'esigenza di una severa negazione della materialità della vita, che trova espressione nella rigida morale e nel rito cataro più impressionante, il martirium o endura. Questo rito veniva usato nei confronti di chi aveva ricevuto in punto di morte il consolamentum, che lo faceva assurgere tra i perfetti: per il timore che un'eventuale guarigione rendesse impossibile osservare le norme morali, il perfetto veniva ucciso per soffocamento, se voleva diventare martire o veniva lasciato morire di inedia, se voleva diventare confessore. 

Dissenso come disagio verso i cambiamenti in corso

I catarismi, furono dunque <<momenti del complessivo fervore creativo vissuto dall'Occidente tra l'XI e il XII secolo e risposero alle esigenze religiose dei gruppi e individui che stavano cercando una loro autonoma identità. I perfetti erano poveri in ogni senso e non facevano concorrenza alla Chiesa a livello economico o di potere, né come signoli né come comunità territoriali. La loro sfida avveniva tutta nell'ambito della testimonianza religiosa, con un messaggio di liberazione della parte angelica dell'uomo dalla prigione della materia. Il loro distacco dai beni di questo mondo, dal normale sesso e dalla procreazione li faceva disinteressare alle vicende materiali e terrene per partecipare alla lotta cosmica tra Dio e Satana, oppure tra il Dio dello spirito e il Principio della materia. Questi motivi furono alla base del crescente successo che i crisiani dualisti incontrarono nel secolo XII: E' stata proposta un'interpretaziione del senso profondo dei catarismi non secondo una linea di critica e modernizzazione del cristianesimo tradizionale, ma in una linea di reazione e spaesamento rispetto ai processi di innvazione ch stavano avvenendo in campo economico e sociale. I catari non accettarono lo sviluppo mercantile, l'arricchimento, la mobilità dei gruppi sociali in campo politico, l'interesse per una nuova cultura dell'uomo, visto come reponsabile della propria vita e non solo rivolto a realizzare un piano salvifico che lo trascende. I semplici credenti e simpatizzanti, produssero in ogni modo tensioni e pressioni all'interno di queste concezioni dualiste, che si muovevano in diezione opposta a quella che avrebbe espresso da Trecento in poi l'umanesimo nelle sue svariate sfaccettature. 

Predicazione e repressione contro un pericolo percepito come gravissimo

Per queste loro caratteristiche i catari, furono percepiti come profondamente diversi, come una oscura minaccia per le concezioni religiose correnti che informavano la società. I tentativi di conversione erano affiancati da atti di persecuzione perpetrati non solo dalle autorità costituite, ma anche da laici o dalla gente comune. Il papa intervenne in Francia inviando a più riprese da legati papali, in genere monaci cistercensi, in missione contro gli eretici dualisti. Così, i catari rimanevano attaccati alle prooprie pratiche e convinzioni e la ramificata paura della cristianità nei loro confronti non scompariva né diminuiva.
Nel Tolosano, nel 1206 cominciò la predicazione apostolica e la testimonianza di pvertà evangelica di Domenico Guzmàn, canonico di Osma in Castiglia, che cercò di supportare l'opera di recupero e repressione attuata dai legati pontifici. I seguaci di Domenico, abbastanza numerosi, si organizzarono presto come un vero e proprio ordine religioso. La loro azione di testimonianza e di dedizione totale alla missione evangelica all'inizio fu marginale, ma contrastò sullo stesso terreno l'influsso esercitato dai perfetti catari. Domenico ebbe il potere economico di imporre penitenze agli eretici  convertiti e di applicare loro punizioni ecclesiastiche. I risultati di questo duplice intervento conversionictico e punitivo si sarebbero visti a medio e lungo termine.

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath
https://twitter.com/MadVrath
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://www.reddit.com/user/madamevrath

domenica 30 settembre 2018

L'Inquisizione in Italia. I movimenti catari. Una nuova esperienza cristiana. Un'esperienza dualista in evoluzione

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

I movimenti catari



Una nuova esperienza cristiana

Questi dissidenti si trovavano nelle regioni economicamente, socialmente, culturalmente più vivaci dell'Europa occidentale nel secolo XII: in Linguadoca, Borgogna, Fiandre, Renania, Spagna orientale e Italia centro-settentrionale. Furono detti catari, che siignifica puri, per la loro morale rigida e ascetica: praticavano una severa povertà, evitavano il matrimonio e la procreazionee aborrivano carne, uova e latticini, in quanto cibi derivati da accoppiamento sessuale. Si dedfinivano <<buoni cristiani>>, si ispiravano alla vita di Cristo e degli apostoli e si ritenevano anzi i soli <<veri imitatori della vita apostolica>>, leggevano la Bibbia, predicavano i loro innsegnamenti più o meno apertamente, perché molto presto furono perseguitati e costretti ad affrontare problemi di sopravvivenza all'interno di una cristianità ostile. L'esperienza religiosa dei <<buon cristiani>> avveniva a due livelli: i veri catari erano i perfetti, un nucleo limitato che viveva a fondo gli alti e difficili ideali, mentre i semplici credenti, tra cui molte donne; si limitavano ad aderire ai pochi principi dottrinali che venivano loro comunicati, ricevano esortazioni morali per la loro normale vita sociale e lavorativa, compreso il matrimonio e si impegnavano ad aiutare con denaro, cibo, ospitalità i perfetti. Questa distinzione non era esclusiva del catarismo: ma corrispondeva grosso modo, fatte le dovute differenze, a quella tra i monaci e la grande maggioranza dei semplici fedeli. 

Un'esperienza dualista in evoluzione

L'esperienza catara tuttavia, ebbe una caratterizzazione dottrinale di tipo dualista, dovuta alla particolare concezione dell'orgine e del senso del male e a probabili influssi dele comunità orientali boogomile presenti nella Macedonia bulgara. Non si trattava tanto di una vera e propria visione metafisica e cosmologica, di una riflessione astratta sui problemi riguardanti l'Assoluto e l'origine dell'universo e della materia, quanto piuttosto di una concezione della realtà stessa a risolvere il problema della salvezza. Secondo questo dualismo degli inizi che gli storici definiscono moderato, Lucifero, che si era ribellato a Dio ed era stato precipitato in quanto Satana nel mondo materiale con gli angeli ribelli, riordinò la materia già creata da Dio, ma fece l'uomoricavando dal fango una figura inerte e ottenendo da Dio  di animarla immettendovi a forza un angelo decaduto. Il diavolo voleva tenere imprigionato nell'uomo l'angelo della luce, ma Dio decise di inviare un suo angelo, Cristo, per liberare lo spirito dalla materia. Gesù Criisto non ebbe corpo umano e non compì vermanete nessuna azione umana, materiale, se non in apparenza, non salvò gli uomini con i meriti infiniti della sua morte, ma mostrò semplicemente come poter uscire dai legami della materia con una vita di rigorosa penitenza e di completo distacco dal mondo terreno.
Gli storici ritengono plausibile l'ipotesi che i contatti con la penisola balcanica siano avvenuti nella prima metà del secolo XII sia in seguito alle crociate sia ache attraverso l'arriivo in Occidente di alcuni predicatori bogomili cacciati nel 1143 dall'imperatore di Bisanzio. I primi contatti rislgono alla metà degli anni '60, quando il vescovo di una comunità dualista radicale dei Balcani o di Bisanzio, di nome Nicheta, o Niquita passò per la pianura lombarda, convertendo alle proprie concezioni i catari che prima aderivano a un dualismo moderato e partecipò al "concilio" che si tenne a Saint-Félix-Lauragais (Saint-Félix-de-Carman) nei pressi di Tolosa. 
Il dualismo radicale si diffuse comunque in tutte le comunità-catare della Francia meridionale e fu accettato in modo vario soltanto da una minima parte di quelle italiane: nella chiesa di Desenzano con un'adesione completa, in quella di Bagnolo-Mantova con una coesistenza con le precedenti concezioni. I catari non furono mai un movimento unitario, con sistemazioni dottrinali compiute e organiche, universalmente riconosciute, ma presentarono una pluralità di interpretazioni e articolazioni distinte in due rami principali, moderato e radicale. I catarismi non solo rispondevano alla ricerca, alla creatività e al gusto vario dei <<buoni cristiani>> diseprsi in aree diverse e con tante particolarità sociali e politiche, ma non ebbero modo di approfondire una speculazione teologica e di compiere una evoluzione e omologazione dottrinale poiché ben presto iniziò la clandestinità causata dalla persecuzione e dai tentativi di conversione.

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath
https://twitter.com/MadVrath
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://www.reddit.com/user/madamevrath
https://www.instagram.com/madame.vrath/

sabato 29 settembre 2018

L'inquisizione in Italia. I movimenti catari. Le prime notizie

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 



I movimenti catari

Nel secolo XII presero vita alcun movimenti religiosi dissidenti che durarono molto più a lungo, sollevarono l'interesse di una parte e i timori maggiore parte della società cristiana: i catari e  valdesi. Le loro vicende sono molto studiate, perché e fonti storiche sono carenti e discontinue e chiaramente partigiane, non solo per il periodo iniziale, ma anche per quanto riguarda l'effettiva diffusione l'organizzazione interna, gli aspetti dottrinali, i contatti con esperienze analoghe precedenti o contemporanee. 

Le prime notizie

Già poco prima della metà del secol XII si ha notizia della presenza in Colonia di due tipi di gruppi dissenzienti, Evervino di Steinfeld scrisse a Bernardo di Clairvaux: un gruppo si può far rientrare nella tipologia pauperistico-evangelica, perché mirava a una riforma del clero, criticava alcune dottrine in genere marginali e non aveva una propria consapevolezza istituzionale; mentre l'altro si richiamava esplicitamente agli apostoli, aveva una comunità strutturata in auditori, credenti ed eletti, con la larga partecipazione di donne, viveva la propria esperienza religiosa in antagonismo alla Chiesa, con sacramenti propri e segreti, senza il battesimo dell'acqua, ma con il battesimo in Spirito Santo e fuoco, e seguiva una rigida morale che rifiutava i cibi derivati da una unione sessuale. Il canonico così premostretense così lo descriveva:

Essi dicono che la chiesa è soltanto presso loro, essi seguuono con coerenza le vestigia del Cristo e rimangono i veri imitatori della vita apostolica, perché non cercano le cose che sono nel mondo: così come Cristo non ebbe possessi, né ai suoi discepoli concesse di averne. Voi invece aggiungete casa a casa e campo a campo e cercste le cose che sono di questo mondo: così che anche coloro che sono ritenuti tra voi i più perfetti, come i monaci e i canonici regolari, bbenché non posseggano queste cose in proprio ma in comune, tuttavia tutte queste cose possiedono.>> Di loro stessi dicono. <<Noi poveri di Cristo, senza una sede stabile, fuggendo di città in città; come agnelli in mezzo ai lupi, siamo perseguitati come furono gli apostoli e i martiri, conducendo una vita santa e durissima nel digiuno e nell'astinenza, pereverando giorno e notte in preghiera e lavori, e da questi ricerchiamo unicamente il necessario per vivere. Noi sopportiamo ciò perché non siamo del mondo: voi invece che amate il mondo, avete pace con il mondo perché siete del mondo>>. 

Questo secondo gruppo ha degli elementi dottrinali che gli storici valutano essere dualistici: alla fine solo gli eretici del secondo gruppo vennero messi al rogo da laici zelanti. Tra  gli anni '50 e '60 del secolo XII inoltre si ebbero vari altri episodi ereticali di stampo dualistico, che preoccuparono le autorità religiose locali a Rouene nella Francia del Nord, a Tolosa, Verfeil e Albi in Provenza e a Colonia in Renania. Mentre nel Mezzogiorno francese Bernardo di Clairvaux cercava di convincere con la predicazione gli eretici che seguivano il monaco Enrico e i cristiani dualisti, altri cinque cristiani dualisti furono scoperti verso il 1143 a Colonia, furono interrogati a lungo dall'autorità ecclesiastica e infien consegati all'autorità secolare. che li bruciò sul rogo. Ecberto di Schönau ne pparlò a lungoo nei Sermones contra catharos  e li dipinse come manichei, ricorrendo alle opere antimanichee di Agostino. 
Nelle condanne a morte di Soissons nel 1114, di Liegi nel 1135 e di Colonia nel 1143 si nota come quelli che all'apparenza sembrano interventi spontanei del popolo per proteggere la vera fede risultino invece conflitti giurisdizionali tra le autorità politiche e quelle ecclesiastiche rivolti a stabilire chi avesse il potere di giustificare gli eretici: i dissidenti non furono impulsivamente messi a morte dalla gente, ma in seguito a decisioni prese meditatamente da chi governava la società.  

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://twitter.com/MadVrath
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath?tab=wX
https://www.reddit.com/user/madamevrath
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://allmadamevrath.tumblr.com/

venerdì 28 settembre 2018

L'inquisizione in Italia. I movimenti pauperistco-evangelici. Conversione e coercizione. Pietro di Bruis. Il monaco Enrico. Arnaldo da Brescia

L'INQUISIZIONE IN ITALIA 

I movimenti pauperistico-evangelici



Conversione e coercizione

Il papato che lottava contro re e aristocrazia signorile per la libertà e l'autonomia della Chiesa, stava assumendo sempre più una funzione di guida e supremazia nei confronti di tutta la cristianità occidentale e riuscì a coagulare attorno ai suoi scopi di rinnovamento istituzionale e di impegno interiore una serie di forze vive, come gli ordini religiosi riformati. mentre altri individui e gruppi non accettarono l'egemonia romana e clericale, spinti a questa scelta delel chiusure e incomprensioni di parte ecclesiastica. L'atteggiamento verso i dissidenti divenne sempre più intransigente e violento, Pietro il Venerabile che, pur convinto che la conversione devianti andasse cercata attraverso il ricorso alle autorità bibliche e patristiche e al ragionamento, ammetteva che nei confronti dell'eretico che non riconoscesse l'errore non restasse altro che impiegare la forza dei signori secolari per sopprimerlo. 

Pietro di Bruis

Agli inizi del secolo XII Pietro il Venerabile era preoccupato della predicazione semplice ed evngelica dell' ex prete Pietro di Bruis, che in circ vent'anni aveva raccolto mlti seguaci dal Delfinato e della Provenza, nella Francia meridionale e in Guascogna. Nel Contra Petrobrusianos hereticos l'abate cluniacense sintetizza questa nuova dottrina religiosa in cinque negazioni: rifiuto del battesimo ai bambini, inutilità delle chiese, delle croci, della celebrazione eucaristica dele preghiere per i defunti. Si tratta di una riduttiva qualificazione teologica che tende a sopprimere le motivazioni positive delle scelte petrobrusiane, per l'ex sacerdote la fede dipende da una scelta personale, e quindi è assente nei bambini, anche battezzati; Dio si può pregare allo stesso modo in tutti i luoghi, non solo nelle chiese; la croce è stata strumento di grande crudeltà verso Cristo e perciò non si può venerare. l'ultima Cena è avvenuta una volta sola e gli uomini non possono rinnovarla come sacrificio; i morti hannoo già esaurito la loro esperienza religiosa e quello che fanno i vivi per loro è influente per la loro slvezza. 
L'insegnamento di Pietro di Bruis fu visto come opposto alla tradizione cristiana e il comportamento suo e dei suoi seguaci fu percepito come <<un'ondata iconoclasta e dissacratoria>>. Pietro fu catturato e bruciato sul rogo, tra il 1132 e il 1139. O secondo un'elaborazione successiva, fu catturato mentre appiccava il fuoco a delle croci e poi ucciso. 

Il monaco Enrico

I suoi insegnamenti furono ripresi dal monaco Enrico, che verso il 1116 aveva lasciato il moastero per vivere chedendo l'elemosina e predicando, e che a Le Mans si scagliò, conntro il clero ricco e indegno, trovando molti seguaci tra il popolo e lo stesso clero. Egli proponeva, la redenzione delle prostitute e la scelta libera del matrimonio, non vincolato da interessi famigliari e pecuniari. Si ha notizia i un suo arresto e del trasferimento a un sinodo di Pisa nel 1134 e di un nuovo arresto nel Tolosano nel 1145.Contro di lui intervenne Berbardo, abate di Clairrvaux, accusandolo di eresia e di doppiezza: predicatore di successo di giorno, amante di prostitute e di donne sposate di notte. Si possono intuire i valori evangelici insegnati dal monaco Enrico: ogni cristiano è esponsabile del suo rapporto con Dio; i preti devono vivere in povertà e comportarsi bene, altrimenti i sacramenti perdono di validità; il cristiano ha l'obbligo di insegnare la fede e di amare il prossimo. Ma queste idee venivano percepite come pericolose e disorientatrici perché non rientravano nell'uniformità religiosa proposta dal clero. 

Arnaldo da Brescia


Arnaldo da Brescia 


Anche la perdicazione riformatrice radicale di Arnaldo da Brescia, con la sua esigenza di una Chiesa spirituale, povera e priva della potenza temporale, trovò all'inizio un certo seguito tra le gente delle città in Italia, nella Francia del Sud e nella diocesi di Costanza, e una decisa resistenza da parte delle autorità ecclesiastiche, tra cuui Bernardo di Clairvaux. Nel 1145 Arnaldo si recò in pellegrinaggio a Roma, dove si fermò per diffondere le sue intuizioni religiose. 
Le contestazioni e rivendicazioni di Arnaldo non erano di per sé molto diverse da quelle degli innovatori pienamente accettati dalla Chiesa, tra cuui Bernardo di Clairvaux, per le critiche alla Curia papale e l'esigenza di una vita religiosa povera e coerente con l'insegnamento del Vangelo, ma erano incompatibili con lo sviluppo di un'autorità ponttificia di tipo monarchico e con la subordinazione dei laici al clero. Il sistema ecclesiastico occidentale discriminava l'ortodossia dell'eresia proprio in base a queste formalizzazioni giurdiche, Il papa Adriano IV nel 1155 lanciò l'interdetto su Roma, chiedendo che Arnaldo fosse espulso dalla città. I dirigenti del comune accettarono. Catturato dall'imperatore Federico I, il canonico fu infine consegnato al papa. bruciato come Eretico e le sue ceneri gettate nel Tevere per impedire l'insorgere di un culto popolare sulla sua tomba. 
Questi gruppi pauperistico-evangelici di discreta diffusione locale e di breve durata. che pure proponevano un ritorno al Vangelo e alla povertà dei primi cirstiani, furono percepiti come un'insidia alla società cristiana che si andava strutturando ecclesiasticamente sotto la supremazia papale e contro di loro il clero e gli stessi laici cominciarono a usare prevalntemnte l'eliminazione fisica, quasi sempre con il rogo. 

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://twitter.com/MadVrath
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://www.reddit.com/user/madamevrath

mercoledì 26 settembre 2018

La Tortura. L'abolizione della tortura

LA TORTURA

L'abolizione della tortura


Cesare Beccaria 

Il 30 novembre 1786 Leopoldo di Lorena, granduca di Toscana dak 1765 al 1790, promulgò una Riforma Penale con la quale abolì la pena di morte, la tortura e la mutiliazione delle membra. 
<<Abbiamo veduto con qaunta facilità nella passata legislazione era decretata la pena di Morte per i Delitti anco non gravi, ed avendo considerato che l'oggetto della Pena deve essere la soddisfazione al privato, ed al pubblico danno, La correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi la sicureza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio; che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti ai quali questa unicamente è diretta, è tenuo sempre a valersi dei mezi più efficaci col minor male possibile al Reo...avendo altresì considerato, che una ben diversa legislazione della pena di morte ha termine l'uso della tortura e della mutilazione delle membra>>. 
A suggello di quanto stabilito nella Riforma, il granduca ordinò <<la demolizione delle Forche ovunque si trovino>>, ed è uno strano e incredibile contrappasso il fatto che finirono al rogo le forche e gli strumenti di tortura, bruciati davanti alla folla in tutta la Toscana, a Firenze, lo spettacolo fu organizzato nelle Prigioni del Bargello. 
Questa legge, trovava la sua isppirazione nelle concezioni filosofiche dell'Illuminismo e soprattutto nell'opera più famosa dell'Illuminismo italiano Dei delitti e delle pene, che Cesare Beccaria pubblicò proprio nel Granducato di Toscana, esattamente a Livorno nel 1764.
La polemica illuminista contro i giureconsulti trovò fertile humus nelle corti europee dei sovrani riformatori. Gli scritti del Muratori, del Verri, del Beccaria e di molti altri riuscirono finalmente  dimostrare l'infondatezza della concezione inquisitoria, secondo la quale la tortura è uno strumento indispensabile per ottenere presunte verità, con il quale si può agevolmente piegare il suddito a volere del potere, quale che sia. Il processo inquisitoriale venne quindi ritenuto un luogo dove non poteva esistere la certezza della legge e dove l'arbirio dei giudici era l'unico modo per assicurare il colpevole alla giustizia.
Nello Stato pontificio questo istituto decadde solamente con l'arrivo dei rivluzionari francesi nel 1799, per essere ripristinata subito dopo la loro cacciata; nell'opinione dei giuristi pontiici la tortura era l'ultimo baluardo contro il disordine dei <<tempi nuovi>>. Quella dello Stato della Chiesa era tuttavia una battaglia persa, poiché l'incalzare delle riforme avrebbe portato Pio VII a promulgare il Motu Prorio del 6 luglio 1816, a seguito dell'Editto del 5 luglio 1815 nel quale affermava: <<In una gran parte dei domini distaccati da lungo tempo dal Pontificio governo, il ripristino degli antichi metodi si rende pressocché impossibile o tale almeno, che non possa attenersi senza un notevole disgusto delle popolazioni. Nell'articolo 96 il papa stabiliva: <<L'uso dei tormenti e la pena della corda... rimangono perpetuamente aboliti>>. 
Nelle osservazioni sulla strutura e sinngolarmente sugli effetti che produsse all'occasione delle unzioni malefiche alle quali si attribuì la pestilenza che devastò Milano l'anno  1630. Pietro Verri mette in luce i limiti di una concezione del diritto arbitraria e irrazionale attraverso lo studio di documenti relativi alla pestilenza del 1630.Secondo la vox populi la malattia era dovuta a: sicari incaricati di spargere il morbo, usando unguenti infetti. Le prime vittime di questa folle idea furono due cittadini che, sottoposti a tortura, confermarono la loro presunta colpa e i nomi dei complici. Verri rivela come la tortura non sia affatto valida per appurare la verità, ma consenta l'assoluzione del colpevole nel caso in cui costui possieda doti di resistenza al dolore notevoli, e vicceversa porti alla condanna di innocenti che non resistono ai tormenti o hanno una debole costituzione fisica. 
La Storia della colonna infame del Manzoni, che approfondisce le motivazioni del rifiuto della tortura sottolineando, anchhe l'aspetto sociale del problema: su dieci accusati, cinque vengono condannati, gli altri assolti perché favoriti da una migliore condizione sociale. Ma il rischio più grave è che il toerturato, per terrore, incolpi degli innocenti pur di fsr cessare la tortura. Si innesca un circolo vizioso che non porta a ricostruire la verità dei fatti. quindi annulla l'originaria motivazione del processo inquisitorio. 
Naturalismo e uguaglianza sono alla base Dei delitti e delle pene. Secondo Beccaria il diritto autentico e la politica morale durevole devono, infatti essere fondati su <<sentimenti indelebili dell'uomo>>; sono pertanto inutili la tortura e la pena di morte mentre le pene devono essere pubbliche, rapide e dolci per non scatenare la ferocia della folla. 
In particolare Beccaria si scaglia contro la pena di morte, considerato il massimo grado di inciviltà al quale può giungere uno stato civile, e contro la tortura. Se ilcompito della giustizia è la punizionde delle ingiustizie e la cattura dei colpevoli, la tortura fa l'esatto opposto perché colpisce tanto i criminali quanto gli innocenti, costrngendoli con la forza ad ammettere delitti dei quali, possono anche non essere gli autori, ed è evidente a chiunque che sotto tortura anche un innocente finirà per confessare reati che non ha commesso pur di porre fine al supplizio. La tortura è ingiusta perché finisce per essere una punizione che si applica prima della condanna: nessuno può essere definito reo prima della sentenza del giudice. 
E, una volta sottoposto a tortura, l'innocente è in una condizione peggiore del reo: infatti l'innocente, se viene assolto dopo avere subito la tortura, ha subito un ingiustizia, ma il reo  chi ha solo guadagnato, peché è stato torturato ma, non avendo confessato, è risultato innocente e si è salvato da pene ben più gravi. Dunque l'innocente non può  che perdere e il colpevole guadagnare, nel caso in cui venga assolto. Lo scritto del Beccaria venne stampato anonimo e, gli vennero molte critiche, soprattutto da parte della Chiesa cattolica, che nel 1766 inserì l'opera nell'Indice dei libri proibiti con questa motivazione: <<Autore del Trattato Dei delitti e delle pene. Carattere stravagante, borioso, il Beccaria ispirò il libro delle idee filantropiche e umanitariste del tempo, difendendo gli accusati a torto, le vittime degli errori giudiziari. Filosoficamente il trattato deriva dal Contratto Sociale del Rousseau...La tendenza al paradossale, al sensismo, la esaltazione dell'individuo contro la società, che è sempre imperfetta e tiranna le idee quindi dell'89, se esaltarono Beccaria, fecero però il suo libro riprovato, e dalla Chiesa condannato>>.

https://www.facebook.com/MadameVrath/
https://allmadamevrath.tumblr.com/
https://twitter.com/MadVrath
https://www.linkedin.com/in/madame-vrath-402a3a3b/
https://www.instagram.com/madame.vrath/
https://www.reddit.com/user/madamevrath
https://plus.google.com/u/0/+MadameVrath?tab=iX