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lunedì 27 giugno 2016

Umanesimo e Rinascimento

TRA MEDIOEVO ED ETA' MODERNA IL QUADRO STORICO

UMANESIMO E RINASCIMENTO

Dal Medioevo all'età moderna

Il passaggio dal Medioevo all'età moderna è stato in un certo senso sfumato. Alcuni hanno indagato quel passaggio carico di fondamentali riferimenti per la civiltà europea leggendo in chiave di dissolvenza lenta e laboriosa, nella quale le permanenze avrebbero resistito tenacemente, mettendo in ombra i fattori della discontinuità, altri hanno sottolineato le distanze, evidenziando lo stacco netto consumatosi a loro avviso tra i sec. XIV - XV, uno stacco di civiltà, di modi di produrre, di sistemi politici, cioè a dire di contenuti essenzziali dell'esperienza umana. Per i primi, il Medioevo si protese fino al Cinquecento e oltre, mentre per i secondi va tenuto all'incirca nei limiti temporali classici, la seconda metà del Quattrocento, collegandoli a eventi simbolici, quali la caduta di Costantinopoli in mano turca ( nel 1453) o la <<scoperta>> dell'America da parte di Colombo (nel 1492).
Tra il tramonto del Medioevo e l'alba dell'età moderna si incuneano alcune categorie storiografiche che per loro natura definiscono adeguatamente sia le eredità del tempo trascorso sia le avvisaglie della nuova identità europea.


Cristoforo Colombo


Il concetto di umanesimo

Una di queste avvisaglie è l'Umanesimo, termine che indica l'atteggimaento culturale di un periodo in cui si avverte fortemente la differenza del proprio tempo rispetto al passato, percepito negativaamente, insieme con la volontà di costruire un patrimonio culturale nuovo. Movimento culturale che, sorto in Italia e propagatosi a tutta l'Europa latina, propugnava un rinnovamento della cultura basato su una maggior conoscenza del mondo classico greco - latino, l'Umanesimo portava modelli culturali critici verso la società che poneva Dio al centro del proprio sistema, dominata dal pensiero teologico, in cui la religione rispondeva a un disegno teocratico di lunga tradizione; e lo faceva riscoprendo la lezione della filologia, dagli studi classici, del pensiero precristiano o non - cristiano. Tali riferimenti divenivano le basi su cui fondare una propria civiltà, secolare, laica, razionale. La riscoperta filologia del passato poteva avere esiti molto distanti l'uno dall'altro, ossia sfocaire in radicali atteggiamenti critici verso la Chiesa esplorando tutte le idee della cultura pagana oppure confluire in un umanesimo cristiano, che tentava di conciliare ragione e fedee accettava comunque di piegare la ragione al magistero ultimo della Chiesa.

La nuova dignità dell'uomo

La storia dell'Umanesimo, fa risalire le sue origini al tempo di Petrarca e Boccaccio, e unisce la generazione di Poggio Bracciolini, Flavio Biondo, Leonardo Bruni e quella di Pico della Mirandola e di Poliziano vissuti nella seconda metà del Quattrocento e partecipa dell'ascesa dei Medici a Firenze. Nel contesto della cultura umanistica germogliavano istanze di rinnovamento religioso che trovarono un esponente in Erardo da Rotterdam: i suoi rafforzati studi sulla cultura antica si legavano con la proposta di riformare i costumi della Chiesa, al fine di ricercare un cristianesimo depurato dalla mediazione teologica e riportato a un nucleo di purezza evangelica.


Pico della Mirandola


Giovanni Boccaccio



L'umanesimo civile

<<Umanesimo civile>>, una forma di cultura radicata  nelle esperienze politiche dei comuni italiani fra la fine del Trecento e l'inzio del Quattrocento che identificava nuovi modelli di vita politica ispirati alle più alte espressioni della civiltà urbana, a Venezia e a Firenze. L'enfasi data dalla filiazione della cultura umana dagli spazi urbani più sviluppati in campo non sol economico  ma anche civile e politico aprì un orizzonte di analisi che si spostava dall'Italia all'Europa, in particolare in Inghilterra, dove i modelli repubblicani  praticati o elaborati in alcune città - stato, ancora esemplarmente Firenze, venivano riletti e utilizzati in cchiave di libertà civili da propugnare per frenare l'assolutismo monarchico.

Il rapporto tra Umanesimo e Rinascimento

Si affrontava anche il rapporto tra Umanesimo e Rinascimento: quest'ultima categoria, ha ormai una sua storia consolidata in cui contano certamente gli aspetti legati alla rinascita delle scienze e delle arti, ma ancor più le valenze ccomplessive di unaa cultura letta in termini di civiltà. La fioritura delle arti, la raffinatezza della vita intellettuale, le rinnovate concezioni dell'uomo e della sua vicenda storica che connotano il Rinascimento propongono all'Europa una diversa identità che poggia sulla fiducia della ragione umana capace di risalire alle fonti antiche della coscienza e di individuare attraverso queste nuovi percorsi filosofici e politici nei qual si afferma la preminenza dell'uomo, misura e referente della storia. Gli ideali del Rinascimento, trovano accoglienza nelle raffinate corti degli stati signorili, nei centri mercantili della Francia, per poi diffondersi a Parigi e nelle libere città del sud della Germania, nella ricca Borgogna dei Valois, nelle università inglesi ai temp di Enrico VIII. L'humus rinascimentale circola ancora nell'Europa cinquecentesca; tanto nelle corti dei nascenti Stati moderni quanto nelle città dello sviluppo borghese e mercantile.

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sabato 16 aprile 2016

L'Inquisizione in Italia. Alcune domande sull'Inquisizione in Italia

CRITERI E PROSPETTIVE PER UNA NUOVA STORIA DELL'INQUISIZIONE

Alcune domande sull'Inquisizione in Italia





Le questioni di rilievo sono innumerevoli. In quali città risiedevano gli inquisitori nel medioevo e quante furono le sedi dell'Inquisizione romana e, negli Stati italiani direttamente soggeti alla Spagna, quelle dell'Inquisizione spagnola? Quanti uomini e donne furono preocessati? Come mutò nel tempo l'attività di repressione dell'eresia? Come funziona il processo inquisitoriale?Quanti inquisitori fecero carriere diventando vescovi, cardinali e papi? Ci furono altri giudici dela fede nel medioevo e nell'età moderna? Come mai la Chiesa italiana ebbe timore della Riforma protestante da processare, cardinali, vescoci, uomini di cultura e comuni artigini? Quale peso ebbero le autorità statali nella repressione del dissenso teologico  e della stregoneria?Ci furonoprocessi inquisitoriali usati per scopi politici? Che cosa si sa delle toruture affettivamente impartite? La condanna capitale veniva sempre eseguita con il rogo? Furono solo le donne ad essere processate per stregoneria diabolica? Per quali ragioni i tentativi di dame di costruirsi una fama di santità preoccuparono tanto le autorità ecclesiastiche? Quale fu l'ultima grande eresia collettiva e come l'affrontò il Sant'Ufficio?
Altre domande investono problemi più generali. Come mai nel secolo XII la violenza sistematica contro gli eretici cominciò a divenire una prassi normale?L'Inquisizione fu un fenomeno centrale e di grande rilievo istituzionale? Come mai il cristianesimo, religione dell'amore di Dio e del prossimo fondata dal Figlio di Dio condannato da autorità religiose come bestemmiatore e sobillatore, ha criminalizzato e talvolta messo a morte uomini e donne che vedevano in altro modo le verità che portarono a Dio o credevano di risolvere con l'ausilio di mezzi magici i problemi dell'esistenza? Quali considerazioni portarono la maggioranza della gerarchia cattolica a proporre e attuare un cambiamento epocale nel secondo Novecento con il concilio Vaticano II che modificò anche il Sant'Ufficio?

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L'Inquisizione in Italia. Ambiti, scopi e prospettive generali di quest'opera

CRITERI E PROSPETTIVE PER UNA NUOVA STORIA DELL'INQUISIZIONE

Ambiti, scopi e prospettive generali di quest'opera



Il teologo, può valutare la corrispondenza o meno dell'operato dell'Inquisizione al messaggio evangelico. Lo storico, cerca di conoscere e interpretare i fatti senza dare un giudizio etico. Suo compito è indagare il passato con metodi scientifici, ricostruendolo sulle basi del linguaggio e la consapevolezza di oggi, valutando i comportamenti e le scelte di persone e istituzioni e gli effetti da loro prodotti nelle vicende mutevoli della società.
Lo storico cerca di capire il passato all'interno delle condizioni materiali e culturali delle epoche trascorse, risponde alle domande che interessano l'uomo di oggi, noi valutiamo la nostra storia attraverso i valori e i problemi che viviamo nel presente. La storia è una scienza, perché indaga le vicende umane, riporta alla luce il nobile e il meno nobile dell'uomo, guarda gli esiti dei comportamenti razionali.
L'analisi dell'Inquisizione è circoscritta alla sola Italia e comprende per la prima volta il periodo medievale, l'Inquisizione spagnola in Sicilia e Sardegna e quella romana nell'età moderna, gli interventi di alcuni Stati nella repressione dei delitti contro la fede, l'attività della Congregazione del Sant'Ufficio nell'Otto-Novecento fino ad arrivare alla Congregazione per la Dottrina della Fede da Concilio Vaticano II ad oggi. Sull'Inquisizione in Italia nel medioevo in età moderna esiste una lunga serie di studi più o meno settoriali sugli individui singoli. Manca una storia della storiografia  per la parte medievale, per l'Inquisizione romana è uno studio del genere che analizza le pubblicazioni uscite dal Seicento a oggi. Così l'Inquisizione romana viene vista in modo frammentario, con il rischio di delineare tante Inquisizioni quanti sono i temi di ricerca.
Quest'opera tenta una visione d'insieme, esaminando i tribunali ecclesiastici e secolari che attuarono il controllo dell'ortodossia negli Stati italiani e considerando le istituzioni e i vari settori in cui operarono, cioè sia le strutture e giudici della fede, sia i tipi di controllo e gli inquisiti. Essa raccoglie i risultati principali e le problematiche di una trentina di campi di studio. L'insieme dei dati e il collegamento delle questioni di storia istituzionale offrono comunque punti di vista diversi e talvolta originali rispetto a quanto si ritiene comunemente nei vari campi di ricerca, sollevando nuove questioni o illuminando meglio alcuni problemi generali.
Questo libro presenta, i dati e le questioni più importanti, organizzati in un disegno sintetico che è contemporaneamente cronologico e tematico. Il lavoro si basa sugli studi già svolti e li utilizza estrapolandone quanto interessa il quadro critico generale, privilegiando i contributi di sintesi e quelli più recenti, e mettendo in luce i numerosi aspetti ancora poco indagati.
Lo sparuto numero di scrittori che intendono difendere con tanta buona volontà ancora oggi l'Inquisizione non hanno mai messo piede in un archivio, non hanno pubblicato ricerche originali e sono privi di competenza storica. Anche i pochi studiosi danno comunque una valutazione negativa, dell'Inquisizione su un piano generale. Risulta da questi studi che l'Inquisizione non fu sanguinaria come si credeva. Le poche uccisioni di cattolici, fatte in nome di Dio per motivi legati alla difesa della fede cristiana, noi le valutiamo aberranti, tanto che non si fanno più da due secoli e mezzo, e non vanno cancellate dalla memoria, ma forse è proprio il funzionamento ordinario dell'istituzione, sostenuto dai giudici-finanziari attenti a rispettare le norme canoniche, l'aspetto più importante e sensibile dell'Inquisizione cattolica.
La trattazione è limitata alla nostra penisola e isole, considera tutte le istituzioni ecclesiastiche e statali che difesero l'ortodossia, cerca di tener conto di quanto successe in Europa negli Stati cattolici privi di tribunali inquisitoriali ecclesiastici, collocando l'analisi del controllo del dissenso religioso nello sviluppo bimillenario del cristianesimo e in una più ampia storia della società.
Una particolare attenzione è stata posta nell'evitare la confusione tra il livello emico e quello etico dell'analisi si è distinto quello che pensavano, credevano e facevano gli uomini nella propria epoca da quello che analizzano, valutano e interpretano gli studiosi oggi. I giudici ecclesiastici distinguevano certo tra la cultura (alta) e la non cultura (bassa), tra dotti e popolo da istituire, tra verità religiose e superstizioni popolari, e secondo i loro termini, cercavano di riportare le superstizioni alla retta pratica religiosa, liberando quest'ultima dalle deformazioni, che in genere erano di origine popolare. Identificando e punendo le streghe che secondo loro si recavano o potevano partecipare al sabba, spiegavano nei modi della teologia cristiana l'origine dei mali individuali e collettivi, attribuendoli al diavolo e ai suoi adepti. L'opera degli inquisitori finì per essere comunque una forma di controllo sulle culture popolari, nei termini in cui le intendiamo noi, un tentativo iniziale e parzialmente fallito di acculturazione.

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giovedì 14 aprile 2016

L'Inquisizione in Italia. Introduzione. Cambiamenti istituzionali e rinnovamento storiografico

CRITERI E PROSPETTIVE PER UNA NUOVA STORIA DELL'INQUISIZIONE

Cambiamenti isituzionali e rinnovamento storiografico



Roma, San Pietro e città del Vaticano


Questo atteggiamento apologetico iniziò a declinare in seguito al grande cambiamento epocale che avvenne nella posizione della Chiesa cattolica verso glia tri cristiani e le religioni non cristiane durante il pontificato di Giovanni XXIII e il Concilio Vaticano II. Il 7 dicembre 1965, fu approvata la dichiarazione sulla libertà religiosa e lo stesso giorno Paolo VI con motu proprio modificò nome e scopi della congregazione per la Dottrina della Fede. bisognava promuovere non difendere la fede, correggere gli errori ma trattare con soavità chi errava.
Cominciò una nuova storiografia soprattutto sull'Inquisizione spagnola, propiziata dalla ricorrenza del quinto centenario della fondazione (1478) e dalla fine del regime franchista. Il Sant'Ufficio in Spagna non fu così sanguinario dopo i primi decenni del Seicento fu molto caouto nella persecuzione delle streghe. In Italia gli inquisitori continuarono a restare ignorati dalle ricerche e i loro archivi divennero la fonte di una storia innovativa degli inquisitori e delle culture popolari represse, a opera di Carlo Ginzburg.
Il rinnovamento degli studi negli ultimi decenni si è allargato all'Inquisizione romana e a quella portoghese, delle quali si comincia ad approfondire in modo nuovo la storia istituzionale, si continuano ad indagare i settori tradizionali, come la santità simulata e la storia delle donne. Il modo di considerare queste storie di repressione è stato influenzato dalla crisi dell'idea di progresso e dalla constatazione degli efferati delitti contro l'umanità compiuti dai regimi totalitari. Le nuove questioni storiografiche sono state esposte e discusse in libri, ma anche in convegni internazionali sull'Inquisizione, che hanno avuto inizio negli anni '70 e si sono susseguiti numerosi in Europa e nelle due Americhe.


Papa Giovanni Paolo II

Le ricerche sulle Inquisizioni iberiche hanno potuto avvalersi dei rispettivi archivi centrali, quelle seull'Inqisizione romana erano gravemente limitate dalla inaccessibilità dei fondi delle Congregazioni del Sant'Ufficio e dell'Indice. L'apertura della Chiesa cattolica agli altri cristiani e al mondo contemporaneo avvenuta con il concilio Vaticano II non si tramutò subito nell'apertura degli archivi inquisitoriali centrali. L'ammissione degli storici avvenne silenziosamente soltanto alla fine degli anni '90 e nel gennaio del 1998 l'apertura fu solennizzata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dall'Accademia dei Lincei. La consultabilità dell'ultimo archivio tenuto segreto in Vaticano è stata una scelta autonoma dell'allora cardinale Jospeh Ratzinger, prefetto della congregazione pern la Dottrina della Fede, in relazione con le riflessioni pubbliche che negli anni precedenti Giovanni Paolo II aveva proposto sugli errori, sulle manchevolezze e sui condizionamenti della Chiesa nell'ultimo millennio, in vista di una richiesta di perdono durante il Giubileo del 2000.


Papa Joseph Ratzinger

La commissione teologico-storica del Comitato Centrale per il Grande Giubileo organizzò un simposio internazionale sull'Inquisizione, che si tenne in Vaticano dal 29 al 31 ottobre 1998 con la partecipazione di una quarantina di storici di tutto il mondo e di altrettanti professori di teologia delle università ecclesiastiche. Nella solenne cerimonia svoltasi in San Pietro, il 12 marzo 2000, l'Inquisizione venne tacitamente compresa nella seconda richiesta di perdono, recitata dal cardinale Ratzinger. Un altro segno del cambiamento si può notare negli interessanti seminari internazionali realizzati la prima volta dall'Istituto storico dei domenicani, sui rapporti con l'Inquisizione medievale (Roma, 23-25 febbraio 2002), con le inquisizioni iberiche (Siviglia, 3-6 marzo 2004) e con l'Inquisizione romana (Roma 15-18 febbraio 2006).

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mercoledì 13 aprile 2016

L'inquisizione in italia. Introduzione Una doppia leggenda, nera e bianca.




CRITERI E PROSPETTIVE PER UNA NUOVA STORIA DELL'INQUISIZIONE

Una doppia leggenda, nera e bianca

Le vicende dell'Inquisizione hanno investito la storia europea e poi intercontinentale per un tempo molto lungo. Quelle vicende complesse hanno creato una biforcazione nella stessa tradizione storiografica: nell'età moderna, alla leggenda nera, accusatrice, si contrappose una leggenda bianca, giustificatrice, entrambe basate su fatti e documenti, ma orientate a priori da una scelta di campo. Due libri possono essere presi a simbolo di questa bivalenza: quello di un inquisitore e quello di un teologo protestante.
L'Inquisitore spagnolo Luis de Paramo nel libro "De Origine et progressu officii Sanctiae Inquisitionis" stampato a Madrid, nel 1598, spiego' che l'istituzione era nata con il peccato di Adamo nel paradiso terrestre e che Dio stesso era stato il primo inquisitore nell'interrogatorio di Adamo ed Eva dopo che avevano mangiato il frutto proibito. L'Inquisizione aveva difeso che la vera fede dai suoi nemici terreni, gli ebrei, le streghe, gli eretici e dal vero nemico ultraterreno, il diavolo. La sua espansione fu voluta dalla Provvidenza divina.
Un teologo riformato arminiano, Philip von Limborch, pubblicò ad Amsterdam nel 1692 una Historia Inquisitionis, nella quale mostrava che l'istituzione era recente, anticristiana, crudele e ingiusta. L'Inquisizione era stata creata nel secolo XIII, aveva occupato gran parte del mondo cristiano, rovesciato la logica evangelica del perdono per attuare una logica giudiziaria, estranea al Vangelo, era stato un tribunale sanguinario e crudele, perché dall'esterno aveva imposto un obbligo alle coscienze. Per i sostenitori dell'ufficio inquisitoriale il domenicano fra Pietro da Verona, ucciso in un'imboscata a Seveso nel 1252, divenne San Pietro Martire e così pure fu santificato Pedro de Arbués, inquisitore di Aragona, assassinato nella cattedrale di Saragozza nel 1485.
Nella grande stagione della riscoperta della ragione, l'Inquisizione divenne uno dei bersagli degli illuminati e assurse a simbolo dell'oscurantismo religioso. Voltaire nel suo Trattato sulla Tolleranza (1763), la collocò tra i segni dell'intolleranza e mostrò come fosse in netto contrasto con l'insegnamento di Gesù Cristo, <<Vediamo ora se Gesù Cristo ha stabilito leggi sanguinarie e ha ordinato l'intolleranza, se ha fatto costruire le segrete dell'Inquisizione, se ha istituito i carnefici degli autodafé>>.
I cattolici per molto tempo cercarono di difendere l'operato dell'Inquisizione, tenendo segreti i documenti e arrivando talora a negare i fatti. Alla fine dell'Ottocento un professore francese di filosofia scrisse un libretto per dimostrare che il rogo di Giordano Bruno era una leggenda, uno storico italiano cercò di sostenere che il vescovo Vittore Soranzo, condannato formalmente per eresia dal papa, forse non era stato in effetti eretico.

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domenica 21 febbraio 2016

L'Europa dei Comuni, dei Principati, delle Signorie. Tra Medioevo ed età moderna. ll quadro storico

L'EUROPA DEI COMUNI, DEI PRINCIPATI, DELLE SIGNORIE

La frammentazione politica dell'Europa

L'unificazione territoriale e dinastica di Francia, Inghilterra e Spagna appare tanto più significativa qualora si pensi che il resto dell'Europa si affacciava all'età moderna in condizioni di frammentazione: non a caso, aree quali l'Italia, la Germania, la Polonia avrebbero perso terreno, rappresentando nei secoli successivi il campo di battaglia per l'egemonia continentale contesa tra gli Stati nazionali più forti. Certo, realtà statuali relativamente piccole, ma economicamente e politicamente molto salde, come la Repubblica di Venezia e lo Stato pontificio, furono in grado di influenzare le politiche internazionali, contribuendo, insieme con l'Austria asburgica, ad arrestare la nuova ondata conquistatrice dei Turchi ottomani. Ma, avrebbero dovuto accontentarsi di un ruolo di comprimarie, anche a causa dello spostamento del baricentro delle politiche internazionali dal Mediterraneo all'Atlantico, in seguito alla scoperta dell'America. Nei secoli successivi le più lente tartarughe, rappresentate dai nascenti stati nazionali, avrebbero superato quelle che nel Medioevo erano parse lepri irraggiungibili, ossia le piccole città-stato italiane. 

L'arretratezza politica dell'Italia

La penisola italiana, rimasta estranea ai processi di unificazione territoriale e di costruzione di Stati nazionali, se si esclude il regno di Napoli, fu governata da istituzioni politiche che non erano più all'altezza dei tempi. Esemplare il caso dell'Italia dei Comuni, un tempo floridi centri economici ormai incapaci di competere con sistemi più moderni e di reggere alla pressione espansiva delle monarchie europee. Mentre i comuni tramontavano, alcune singole famiglie si assicuravano il controllo del governo cittadino inaugurando gli istituti politici della Signoria e del Principato: i Torriani e poi i Visconti a Milano, gli Scaligeri a Verona, i Medici a Firenze. Inoltre, le città minori furono assoggettate da quelle più potenti che tendevano alla creazione di Stati regionali. 


Simbolo dei Visconti


Arche Scaligere



La crisi, la peste e il rafforzamento delle Signorie

La peste del 1348 e le conseguenti crisi demografica ed economica provocarono nelle città violente rivolte popolari, come quella dei Ciompi a Firenze (1378). Si rafforzarono ulteriormente le Signorie, anche attraverso l'affermazione militare su territori sempre più vasti. I Visconti di Milano controllavano buona parte della pianura Padana, contrasti a est da Venezia, mentre estendevano la loro influenza anche versi l'Italia centrale. Si tratta dell'evoluzione di una Signoria che, nata su base regionale e dinastica, si impone all'interno del mondo comunale. Un'esperienza opposta a quella vissuta dall'altra grande Signoria italiana, i medici a Firenze, che giunge sulla scena politica con un secolo di ritardo rispetto ai Visconti e solo dopo che il regime oligarchico - repubblicano del Comune si esaurisce tra violenze e instabilità.

La frammentazione dell'Italia nordoccidentale

Nell'Italia nordoccidentale la frammentazione politica era molto elevata. I marchesati di Saluzzo e Monferrato erano governati da un ramo della famiglia dei Paleologi, l'ultima dinastia imperiale di Bisanzio. Nel Piemonte i Savoia erano titolari da un insieme di domini franco - italiani che avevano il punto focale nei territori transalpini. La repubblica aristocratica di Genova, oscillava tra l'influenza di Milano e quella di Francia. Nel centro della penisola si consolidò nella seconda metà del se. XIII lo Stati della Chiesa, che si estese fino al Ducato di Spoleto, alla marca d'Ancona e alla Romagna, assumendo la configurazione territoriale che si sarebbe mantenuta fino al 1860.

Un Quattrocento di guerre

Nella situazione italiana si delineò un sistema di Stati regolato dal meccanismo del bilanciamento dei poteri, per cui le alleanze, le guerre, le strategie matrimoniali risultavano finalizzate a bloccare ogni ipotesi di preponderanza di un singolo dominio. Il prezzo pagato era la vulnerabilità del sistema complessivo, esposto ai contraccolpi di guerre e di cambiamenti dinastici spesso generati al di fuori degli spazi italiani. Un punto di equilibrio fu trovato alla pace di Lodi nel 1454 che metteva fine alla guerra per lan successione al Ducato di Milano fra Francesco Sforza, Firenze, Genova e Mantova, da una parte, Venezia, Napoli, Savoia e Monferrato, dall'altra. Lo Sforza era riconosciuto duca di Milano; Bergamo e Brescia ritornato a Venezia. L'equilibrio signorile rese tuttavia impossibile una comune azione verso forze che maturavano fuori d'Italia, in primo luogo la casa d'Aragona, già insediatosi a Napoli sin dal 1442, e la Francia dei Valois. 



Francesco Sforza

Lorenzo dè Medici e Ludovico il Moro

Di fronte a una situazione di precarietà si coglie il significato dell'opera di singoli protagonisti della politica, come Lorenzo dè Medici a Firenze o Ludovico il Moro a Milano, i quali svolsero un'azione di ampia portata che travalicava i confini dei loro Stati, ma non ne poterono ricavare i frutti proprio a causa della differenza di peso politico, militare ed economico che distanziava i loro domini dai grandi sistemi monarchici. Alla morte di Lorenzo (avvenuta nel 1492) l'equilibrio italiano si spezzò per la pressione della politica francese, che portò alla calata in Italia nel 1494 dell'esercito del re Carlo VIII, un evento, questo, che inaugurava la funesta stagione delle <<guerre d'Italia>> combattute tra Spagnoli, Francesi, imperiali che si sarebbe conclusa nel 1559.


Lorenzo dè Medici


Ludovico il Moro



L'intervento straniero e le <<guerre d'Italia>>

Il sistema italiano era parte di un più ampio sistema europeo di Stati, con cui si misuravano tre principali realtà, la Francia, la Castiglia - Aragona, l'impero, senza peraltro dimenticare la presenza dell'impero ottomano che mostrò una solidità istituzionale che non avevano le monarchie cristiane e la utilizzò per imporre un'espansione lenta ma continua, nel corso del sec. XV, travolgente e rapida, nel sec. XVI, sotto il regno di Selim I.
A est l'Europa cominciava a vedere la nascita di un nuovo Stato nazionale e monarchico, dai tratti asiatici più che occidentali, quale era la Russia. Cresciuta intorno al Ducato moscovita sotto l'azione politica di Aleksandr Nevskij, signore di Mosca, essa avrebbe ripreso a contare, con Ivan III (1462-1505), che incorporò le province di Rjazan', Novgorod e Tver' e s'intitolò <<signore di tutte le Russie>>.


Ivan III

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La crisi del trecento. Tra Medioevo ed età moderna: il quadro storico


Il trionfo della morte in un affresco del sec. XIV. <<La peste nera>> imperversò in tutta Europa verso la metà del Trecento facendo numerose vittime


LA CRISI DEL TRECENTO

Gli ultimi due secoli del Medioevo conobbero un'inversione di tendenza rispetto alla crescita demografica ed economica degli anni precedenti. Gli storici hanno parlato di crisi interpretandola  in due modi: intendendola in senso lato, come tratto unificante di tutto il periodo, oppure, al contrario hanno mirato ad evidenziare, all'interno dell'arco di circa un secolo, cicli e modalità distinte.

La crisi o le crisi economiche

I cali demografici più forti si verificarono nel 1348-1351, in conseguenza dell'epidemia di <<peste nera>> che imperversò in Europa a metà del secolo, e nel 1400-1401, in seguito a una congiuntura di molti fattori. Le grandi crisi si sarebbero alternate a fasi di piccola ripresa che comunque non avrebbero modificato la generale tendenza al calo. Le spiegazioni di tipo <<malthusiano>> - che vedono nell'aumento naturale della popolazione la causa della miseria - sottolineano la forbice tra popolazione, in crescita, e risorse alimentari che non tengono il passo; la rottura si sarebbe verificata quando l'agricoltura non fu più in grado di sostentare la popolazione e le terre troppo sfruttate divennero meno produttive.

Le rivolte popolari

Lo sciame di rivolte è stato oggetto di ricerche attente a misurare i molteplici fattori in causa, quali la pressione fiscale esercitata dai signori, le alterazioni introdotte all'interno delle regole consuetudinarie in cui si riconosceva il mondo contadino, la presenza di messaggi di ribellismo religioso, la contestazione radicale dei poteri della nobiltà terriera.

Il ruolo delle città e della finanza


Stemma della Famiglia Peruzzi di Firenze


La crisi, quando arrivò, e in forma rovinosa, colpì le maggiori società bancarie e mercantili, come nel caso della compagnia della famiglia Peruzzi di Firenze e di quelle di altre famiglie toscane, provocando fallimenti a catena, più frequenti nella prima metà del Trecento. Ma l'origine dei dissesti gli storici tendono a vederla non tanto nelle strozzature del settore produttivo quanto nelle alterazioni subite dal mercato finanziario e dalle reti dello scambio monetario e commerciale, europeo ed extraeuropeo.

Le trasformazioni nelle transazioni bancarie

Nel Quattrocento venne meno il ruolo di traino commerciale esercitato un tempo nelle grandi fiere europee: i mercanti avevano cambiato procedure e abitudini, privilegiando le rappresentanze stabili poste nei principali centri economici, mentre l'affinamento delle tecniche finanziarie li aveva dotati di nuovi strumenti atti a diventare risorse, a far circolare monete e merci, a stimolare produzioni e consumi.

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