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venerdì 29 giugno 2018

La tortura. La donna, il corpo, la strega. Tridentino e post tridentino

LA TORTURA

LA DONNA, IL CORPO, LA STREGA

Tridentino e post tridentino


 Teresa d'Avila 


Caterina da Siena 


Veronica Giuliani 




Dopo il Concilio di Trento le posizioni ecclesiastiche diventano più rigorose: si apre la grande stagione della caccia alle streghe. Il controllo delle istituzioni ecclesiastiche sulla vita privata diviene decisamente invadente. Il dibattito teologico che s'incentra sul problema dei sacerdoti sposati o concubinari o comunque responsabili di mogli e figli, produce una corrente di pensiero vicina alle tesi luterane e una maggiore chiusura da parte del partito dei celibatari. 
Lutero, monaco agostiniano, non abbandona il nucleo del pensiero morale agostiniano, ma accentua il danno del peccato originale sugli uomini. Lutero indica nell'atto sessuale compiuto a motivo di concupiscenza un grave peccato: nel De votis monasticis egli sostiene che l'atto sessuale <<è un peccato, che non si distingue in nulla dall'adulterio e dalla fornicazione per quanto riguarda la passione dei sensi e il sordido piacere. Ma Dio non li mette assolutamente in conto ai coniugi, perché sarebbe impossibile per noi evitarli, benché da parrte nostra si sia tenuti a rinunciarvi>>. 
La positività del pensiero luterano in fatto di giustificazione per la sola fede ha prodotto nella morale sessuale un livellamento tra peccati veniali e mortali. Al singolo che pecca, venialmente o mortalmente, si sostituisce il concetto di peccatore in generale. 
Il Rinascimento, aveva portato il corpo come prodotto nobile di un dio d'amore alle glorie dell'arte, Michelangelo aveva potuto affrescare la Sistina, introducendo il concetto dell'opulenza dei corpi nudi come lode al Signore. La bellezza fisica era solo quindi un riflesso della bellezza divina. Il corpo ritrovava la sua dignità, dopo il periodo di oscurantismo medievale e la morale imposta dal monachesimo. 
Il periodo post tridentino, oltre a proibire balli, feste, canti, carnevali, usanze paganeggianti, aveva chiuso in ferree e minuziose regole la morale e il costume. Alfonso dè Liguori, prevede l'atto sessuale unicamente a fini procreativi, e si schiera apertamente contro quelle <<tenerezze>> che possono far <<raggiungere la soddisfazione>> all'uomo, con la perdita dello sperma. 
Si accende in questo periodo il dibattito sulla contraccezione, e in particolare sui coitus interruptus. 
La delepatio carnis è un peccato. Si è perduto in mdo quasi definitivo il contatto con il proprio corpo. La donna resta un agente di Satana, un essere sessualmente insaziabile, un pericolo, una strega, da eliminare, quando possibile anche fisicamente. 
Si assiste alla comparsa ddi due fenomeni la desessualizzazione di Maria, la cui verginità è sostenuta nelle più diverse devozioni e all'aumento delle monache estatiche e di donne che hanno frequenti visioni, al limite tra il divono e il demoniaco. 
La principale caratteristica di queste mistiche è una sorta di purgatio continua: il bene dell'anima si ottiene con l'estromissione del difetto della propria natura femminile. La devozione, devotio da devolvere se come offerta di tipo sacrificale è creuente, ed è un mezzo per la liberazione delle tensioni egoistiche, fino a diventare il fine della vita spirituale. 
Nel corso della storia della Chiesa possiamo trovare una linea medievale all'interno della quale l'autoflagellazione e la mortificazione del corpo come pubblica penitenza sono considerati mezzi privilegiati di imitazione di Cristo. La mortificazione del corpo è il contrario dell'istinto naturale, così come l'umanità; il cristianesimo della rinuncia è una flagellazione di tipo psicologico, atitetica ai desideri mondani. La tendenza mistica di questo periodo è perciò ascetica e catartica. Possiamo poi ipotizzare un filone nel quale l'aspetto propositivo - impositivo è preminente. E' questo un atteggiamento di tipo attivo, nel quale, liberatosi degli istinti, il mistico si propone l'imitazione attiva di Cristo, rivivendone la passione. La mortificazione assume quindi un significato di imitazione, non di liberazione. 
Un terzi filone di mistica, comprende quelle manifestazioni nelle quali è privilegiato il ricevere, l'essere posseduti. Questo aspetto riguarda il periodo che ci innteressa: Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Caterina da Siena, Maria Maddalena dé Pazzi, fino a Veronica Giuliani e Caterina Vinini, vivono misticamente un'esistenza unitiva, sono oggetto di afflizioni involontarie, ricevono piaghe, dolori, stigmate che sono subite, non volute. 
L'aspetto fisico comporta battitura del demonio, flagellazioni, incoronazioni di spine trefittura fisica del cuore mentre l'aspetto spirituale riguarda le <<notti oscure>>, durante le quali il mistico non sente più il conforto della fede, è preda della solitudine ed è convinto di essere stato abbandonato da Cristo. 
Nel clima tridentino con l'enfatizzazone barocca si verifica un ulteriore cambiamento: il fine della imitazione di Cristo diventa un canone da realizzare, anche se non vi sono decreti che lo stabiliscano e regolamentino. Il tridentino dà dedi princìpi, dogmatizza la verità di fede dei santi, quindi l'ansia di santità dei mistici diviene ossia di contrapporsi alle <<verità>> del protestantesimo. 
La Chiesa decreta nel concilio la virtù eroica di qualcuno, i santi, ecco perché la chiesa tridentina insiste sulle opere e sugli esercizi spirituali. E' questo il periodo in cui fioriscono manuali di devozione che codificano l'ascesi, indicano la strada mistica da percorrere sulla via di una possibile santificazione. E' in questo contesto che il corpo, diviene importante come luogo intorno al quale, misticamente, si focalizza la contrapposizione delle dottrine cattolica e protestante. 
Le pratiche di mortificazione alle quali si sottopongono le mistiche a noi oggi appaiono aberranti, ma non così erano considerate dai confessori, che anzi, le stimavano e caldeggiavano. 
Veronica Giuliani nel suo Diario: <<Ho fatto sette volte le battiture del Signore per i peccatori, e in penitenza di tutti i gusti e soddisfazioni e soddisfazioni che mi son presa nel proprio dormire e comodità propria. Queste cose intendevo che fossero la culla del Santo bambino; e, per adornarla con fiori e gemme, ogni dì visitavo il SS.mo e facevo tre atti di carità, tre di mortificazione e tre di negazione del proprio volere. 
<<Per materasso ho fatto cinque volte l'esercizio delle spine, e cinque visite al Santissimo, per tutti quelli che non lo adorano e in soddisfazione di tutti i mancamenti da me fatti in chiesa. 
<<Per guanciale, ho fatto tre discipline a sangue, tre volte ho fatto la via Crucis per tutti quelli che non fan conto del patire, e in penitenza di tutte le volte che ho fuggito il patire. 
<<Per lenzuoli ho fatto cinque volete le battiture, ho applicato cinque digiuni, e ogni dì ho cercato di fare atti di contrizione e di amore. 
<<Per coperta ho fatto il viaggio della croce, la notte, per tutto l'orto, e l'esercizio della catena, e ho raccomandato tutti quelli che stanno nelle tenebre del peccato. E, in soddisfazione di tutto il tempo che sono stata tciturna circa le colpe passate, a questo fine ho fatto la disciplina quando a sangue oppure ordinaria, ogni giorno.
<<Per le ludere ho fatto l'esercizio delle spine, cinque volte, il viaggio della croce, tre volte, e ho detto cinque corone del Signore con questo versetto "Ave degnissime Jesu Salvator Mundi: miserere nobis". E questo ho applicato per tutti i bestemmiatori, e in soddisfazione di tutte le volte che ho nominato il nome di Dio invano. 
<<Per le fasce ho fatto ogni dì la rinnovazione dei voti, e di tutte le mie proteste, con visitare più volte il Santissimo, e fare atti frequenti di virtù. E tutto ciò l'ho applicato in soddisfazione di tutte le volte che sono stata nel mio proprio volere, e anche l'ho apllicato per tutti gli ostinati peccatori; e a questo fine ogni dì ho fatto qualche penitenza. 
<<Per il mantelluccio ho salutato tutte le membra del Signore, e ho applicato sette discipline a sangue per tutte le ingratitudini usate verso S.D.M., e ho raccomandato tutti gli infedeli. 
<<Per la camicia ho fatto l'esercizio della catena, ho portato trentatré ore di cilizio, ed ho tenuto il silenzio più che ho potuto. 
<<Per il vestito ho fatto frequenti atti di abnegazione, e ho fatto trentatré  comunioni spirituali, e anco ho fatto, più volte, le battiture con le spine; e tutto ciò 'ho applicato per tutte le anime pusillanimi e pigre al servizio di Dio, in primo luogo ci mettevo me stessa. 
<<Per il fornimentoo di detto vestito ho fatto atti di carità, di disprezzo di me stessa e di umiltà; ho visitato il Santissimo e ho fatto più volte la Via Crucis di notte. E questo l'ho applicato in soddisfazione di tutte le vanità che ho fatto, in tempo di vita mia, e anche in soddisfazione di tutti i gusti e i piaceri che si prendono i mondani. 
<<Per le scarpe, sono andata girando tutto l'orto quando vi era laa neve e il ghiaccio, e anco, delle volte, mentre pioveva. E questo l'ho applicato in penitenza di tutte le vanità che ho fatto io, e in soddisfazione di tutte le volte che ho fuggito l'occasione di fare quache carità. 
<<Per i calzetti ho fatto più sorte di mortificazioni: in particolare con la lingua, ho fatto trentatré croci, e ho preggato per tutti gli infedeli. 
<<Per il mazzetto da tenere in mano, per i coralli e collana d'oro e altri ornamenti, ho applicato tutto quello che facevo alla giornata>>. 

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mercoledì 27 giugno 2018

La tortura. La donna, il corpo, la strega. L'ideale monastico del disprezzo del mondo

LA TORTURA

LA DONNA, IL CORPO, LA STREGA

L'ideale monastico del disprezzo del mondo


Tommaso d'Acquino 


Il corpo come avversario della perfezione, la condanna della fisicità in se stessa, sono frutto della interpretazione spiritualistica dei Vangeli tipica della concezione monastica. La società violenta il continuo stato di guerra e rapina, la precarietà della vita portarono molte persone di alto rango, nobili, condottieri, intellettuali e pensatori, a voltare le spalle al mondo per chiudersi nella pace meditativa dei monasteri raggiungendo così la perfezione dello spirito, impossibile ai laici. 
L'ideale monastico del disprezzo della carne ebbe culmine nel X secolo, e solo dopo il Mille la Chiesa, per allargare e diffondere la portata del messaggio cristiano, iniziò ad accettare parzialmente la corporeità dell'uomo, senza però considerarla nei suoi complessi rapporti con la natura, quindi con la parte animale dell'uomo stesso, che dovrebbe essere solo spirito per avvicinarsi al soprannaturale. 
Inizia in questo periodo l'emarginazione della donna come essere che, alla natura è misteriosamente e profondamente legato. La natura viene vista come nemica della perfezione, un prodotto teso a ingannare l'uomo tramite i sensi.  La mente razionale riesce a controllare gli impulsi della carne, ma non quando subentra il sonno. Durante la notte, Satana sii fa forza della mancanza di controllo e produce fantasie morbose, sogni, polluzioni notturne. 
Il monaco Cassiano, vissuto nel V secolo, nella XXII dissertazione delle Colationes parla dei movimenti involontari della carne come di una sconfitta personale, la perfezione per un monaco, è il controllo totale e la soppressioni di quelle funzioni naturali che non sono indispensabili a mantenere in vita il corpo: <<Si deve far si che certi pensieri dell'anima e le passioni della carne siano repressi>>. 
La concezione di ciò che attiene alla sfera genitale come di qualcosa di sporco raggiunge la sua massima teorizzazione nell'opera di Oddone di Cluny: <<Quanto orrore avesse nellle brutture della carne possiamo comprenderlo dal fatto che subiva con grande rammarico le illusioni notturne. Ogni volta che nel sonno era sorpreso da questa disgrazia del genere umano, un servo che dormiva vicino a lui gli portava in luogo adatto la biancheria sempre pronta perché si cambiasse. Mentre il servo entrava, non voleva essere visto nudo, e quello chiudeva subito la porta e se ne andava. Il santo dunque, non ttollerava che il suo corpo fosse sporcato, al punto che l'unica macchia che lo segnava nel sonno egli la lavava con l'acqua e soprattutto oon le lacrime.  Questo suo comportamento sembrava insensato, ma soltanto a coloro la cui mente era offuscata dai vizi. 
Vito Fumagalli: <<Il racconto di Oddone rivela l'errore per tutto ciò che è prodotto dai movimenti sessuali. La tensione spiritualistica dell'ideale monastico e, sull'altra sponda, una società la cui esistenza era segnata da rozza fisicità, spiegano un atteggiamento di repressione severa nei confronti del sesso, verso qualsiasi intenso piacere del corpo. La carne è troppo viva e prepotente, offusca lo spirito, ipedisce, con i suoi scatti improvvisi, la vita spirituale dell'uomo: quindi va repressa, domata, purificata. Geraldo vedeva crescere il suo spirito e assottigliarsi il corpo. Questo era per Oddone uno spesso involucro dell'anima, prigioniera come il feto lo è del grembo materno. E il suo conte assisteva con gli anni alla fine progressiva del corpo, vinto dallo spirto. La carne, si faceva sempre più sola: nessuna comprensione o giustificazione, nessuna possibilità di correggersi o sublimarsi senza annullare se stessa>>.
Jacopone da Todi mostra, una morbosità che è decisamente al di fuori dello spirito francescano, che vedeva il mondo naturale buono e bello, essendo il prodotto, la creatura di un dio d'amore: <<Dove sono gli occhi ora purificati? Si sono gettati fuori dal loro luogo. I vermi li hanno mangiati. Ho perso gli occhi con i quali peccavo, camminando per la strada, nel guardare la gente, nel far segni a essa. Il corpo ha divorato l'alma e brucia! Dov'è ora il tuo naso che ti serviva per odorare? Quale ferita l'ha fatto cadere? Non ti sei potuto salvare dai vermi: la tua supperbia si è molto abbassata. Questo mio naso che avevo per odorare è caduto con molto fetore... è caduta la carne, sono rimaste le ossa... ora guardami, o uomo che vivi; mentre sei nel mondo non essere folle; pensa pazzo, che presto sarai in grande dolore>>. 
Per tutto il Medioevo il problema della regolamentazione in termini di tempo, durata, quantità di rapporti sessuali ha avuto una grande importanza. Ai periodi citati da Agostino vanno aggiunti la Quaresima, venti giorni prima di Natale e Pentecoste, durante le mestruazioni e le gravidanze, i puerperi e l'allattamento. 
Il consiglio che Gregorio di Tours, dà ai mariti: <<E' già abbastanza se indulgete nel vostro piacere negli altri giorni, lasciate intatto questo giorno (la domenica) per la lode a Dio, altrimenti vi nasceranno figli storpi o epilettici o malati di lebbra>>. 
Chi non si sottopone a queste regole incorre nelle penitenze ecclesiastiche; grande diffusione ebbero i libri penitenziali di Burcardo di Worms o di Teodoro vescovo di Canterbury. In questi testi le penitenze per un rapporto orale sono di sette anni, per un rapporto anale quindici anni, per un assassinio premeditato sette anni. 
La lezionne di Agostinoo è ripresa dai teologi della prima Scolastica, i quali pensano che lo scopo del matrimonio, non sia la procreazione, quanto evitare la fornicazione e l'adulterio. Le persone sposate sono malate: <<La malattia consiste in ciò, che non riescono ad astenersi dal rapporto sessuale>>. 
Nel caso in cui un uomo desideri l'unione la donna deve acconsentire a qualunque costo, purché il marito non pecchi, mentre se è la donna a chiedere l'espletamento del dovere coniugale, Oddone, cancelliere dell'università di Parigi, sostiene che il marito non la deve soddisfare ma bastonare. 
In un matrimonio cristiano è indispensabile il controllo del corpo: Guglielmo di Auxerre sostiene che <<se un uomo giusto ha rapporti con la propria moglie e il piacere che quindi si produce in lui in nessun modo gli piace, allora questo rapporto è senza peccato>>. 
Mentre Piero Cantatore (XII secolo) insegna: <<rifletti sul fatto che la donna più bella ha avuto origine da una goccia di seme maleodorante, poi pensa al punto centrale, come essa sia un recipiente pieno di sconcezza, e la sua fine, quando sarà un pasto per i vermi>>. 
Secondo Alberto Magno un piacere continuo e frequente induce alla precoce vecchiaia e alla morte: <<I cani amano gli odori forti e corrono dietro ai cadaveri, e il corpo di un uomo che a molti rapporti si avvicina allo stato di cadavere per l'abbondante seme guastato>>. 
Tommaso d'Acquino ha saputo fondere il disprezzo per la donna che deriva da Agostino alle tesi di Aristotele che sancisce l'inferiorità della femmina, destinata unicamente alla procreazione. Le donne devono essere sempre subordinate all'uomo, che non è solo marito ma gubernator. Quelle però che <<fanno voto di verginità o di vedovanza, e sono così spose di Cristo, vengono innalzate alla dignità degli uomini, per cui vengono liberate dalla subordinanza degli uomini e vengono unite direttamente a Cristo, già Aristotele nell'Ethica Nicomachea, sosteneva che il piacere sessuale impedisce l'attività mentale, Tommaso nella Summa Theologiae riprende il maestro, sostenendo che <<il piacere sessuale frena del tutto l'uso della ragione>>. 
Il fatto che l'attività erotica porta a una ulteriore preferenza per la vita celibataria, la quale, porta anche una ragione più libera. Il matrimonio è il luogo di trasmissione del peccato originale, portato dal piacere. 
L'avversione alla sessualità diviene necessariamente avversione nei confronti delle donne: esse sono non solo il ricettacolo del seme maschile, ma uomini mancati. 
L'opera di Tommaso riprende il tema delle posizioni sessuali lecite e illecite, il problema dell'adulterio, la contraccezione, dell'incontinenza. Il bersaglio principale è e rimane il piacere. 

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martedì 22 maggio 2018

La Tortura. La donna, il corpo, la strega. La patristica

LA TORTURA

La donna, il corpo, la strega

La patristica


Sant'Agostino


Una sistematica condanna di tutto ciò che attiene al sesso viene a riempire opere di teologia e morale dei Padri della Chiesa, ponendo le basi sulle successive condanne e persecuzioni, come nel caso eclatante della lotta inquisitoriale contro le donne-streghe. 
I Padri sono anche i maggiori responsabili della riduzione del matrimonio e della sessualità a mero sfogo carnale. 
Clemente Alessandrino, gnostico, che insegnò ad Alessandria all'incirca dal 120 al 140 d.C. , sottomette il corpo e le sue funzioni a una morale di tipo stoico-gnostico; il piacere è un avversario pericoloso, il matrimonio è finalizzato alla procreazione, quindi la soddisfazione dei sensi non è lecita nemmeno nel letto coniugale: <<Commette adulterio con la propria moglie colui che nel matrimonio ha rapporti sessuali come quelli che si hanno con una prostituta>>. 
Gregorio di Nissa, vescovo sposato, morto nel 395 d.C. nega che Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre abbiano avuto rapporti sessuali. All'inizio, infatti, l'uomo era senza passioni. 
Secondo Giovanni Crisostomo, morto nel 407 d.C., il matrimonio, <<questo abito mortale e da schiavi>> ebbe origine dalla disobbedienza, ed è quindi strettamente collegato alla morte. Anche l'idea che Giovanni ha della donna, rientra nella mentalità ginofobica del tempo: <<Vedi quanti vincoli d'amore ha stabilito Dio? E questi vincoli egli pose alla natura come pegno di concordia. Da principio egli aveva stabilito una sola autorità, quella dell'uomo sulla donna. Ma poiché la stirpe umana decadde in molto disordine, egli stabilì nuove autorità, quelle dei padroni e dei magistrati: tutto per amore. E affinché in ogni cosa vi fosse molta concordia, onorando l'uomo col concedergli autorità ed eccellenza sopra la donna, e dando alla donna un arma di difesa nella concupiscenza e, comune a entrambi, il dono della figliolanza, procurò loro, un altro strumento di unità nello scambievole amore. Non tutto egli permise all'uomo, né tutto permise alla donna: ma divise fra ciascuno ogni cosa, assegnando alla donna la casa, all'uomo il foro: all'uomo assegnò il compito di procurare gli alimenti, egli infatti coltiva la terra, e alla donna quello di provvedere al vestire, a lei infatti si addicono la tela e la conocchia. Fu Dio stesso a dare alla donna la sapienza del tessere. La mollezza di molti ha indirizzato al telaio anche gli uomini, ha messo nelle loro mani la spola, il filo e l'ordito. Anche così, tuttavia, rifulge la provvidenza dell'economia divina. Della donna continuiamo ad avere bisogno anche in altre cose, altrettanto necessarie, e anche in ciò che conserva la nostra vita abbiamo bisogno degli esseri inferiori>>. 
Paolo sosteneva che il matrimonio è un remedium concupiscentiae. 
Dopo avere sconsigliato a coloro che sono sposati la continenza, egli continua: <<La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. Non astenetevi tra voi. Questo però vi dico per concessione. Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo chi in un altro. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sapranno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere. Agli sposati ordino, non io ma il Signore: la moglie non si separi dal marito - e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie>>.  
L'interpretazione rigorosa di questo passo porta Ambrogio nel De Virginibus, a una esasperata esaltazione della verginità, a detrimento del matrimonio, anche se questo ha comunque come fine unico la procreazione ed è un male necessario del quale liberarsi appena sia possibile: <<Io non intendo sconsigliare il matrimonio, ma espongo i vantaggi della verginità. Altro è esigere, altro è ammirare. Quella, se si sposa non pecca: ma questa, se resta vergine, sarà tale in eterno. La è un rimedio all'umana fralezza, qui è la gloria della castità. Quella non è suscettibile di rimpriovero, ma questa è degna di lode. Poniamo ora a confronto, i beni delle maritate con i beni delle vergini, anche minimi. Si vanti pure la gentildonna di avere molti figli: quanti più ne ha dati alla luce, tante più sono le sue sofferenze. Enumeri pure le consolazioni che vangono dalla prole, ma conti anche le molestie che le procura ma voi, o vergini beate, che siete ignare di tali cose che sono piuttosto tormenti che ornamenti, voi che portate il volto soffuso di santo pudore e andate adorne della vostra purezza, voi non siete schiave dello sguardo degli uomini, e non fate dipendere i vostri meriti dai loro falsi giudizi. Avete pur voi da lottare per la vostra bellezza, ma per essa militano i pregi delle virtù, e non pa può distruggere la vecchiaia, né la morte ribarla, né la malattia sfigurarla. Dovete chiedere come giudice della vostra avvenenza Dio solo. A voi sono ignoti i disagi della gravidanza, i dolori del parto, e tuttavia il cuore pietoso di colei che considera tutti come figlioli è tosto più ricco di numerose discendenze; è feconda di posteri e sgerile di orfanim ha eredi senza avere lutti>>. 
Girolamo: <<E' cosa buuona per l'uomo non toccare donna>> per affermare: <<Perciò deve essere qualcosa di male toccare una donna. Se tuttavia si deve accondiscendere al matrimonio, è solo per evitare qualcosa di peggio>>. Parlando della vedova Blesilla, appena deceduta, in una lettera alla discepola Paola, Girolamo loda la defunta perché <<la perdita della verginità le causò maggior dolore della morte di suo marito>>. 
Agostino di Ippona ha condizionato per secoli la morale cattolica, desessualizzando l'amore e avversando ogni forma di piacere fisico. E' appunto nel piacere insito nell'atto sessuale che avviene la trasmissione del peccato originale, quindi della dannazione e della morte. Quando Adamo ed Eva peccarono, si nascosero con foglie di fico il luogo dal quale era passato il primo peccato. 
Dobbiamo ad Agostino una sessuofobia durata due millenni frutto della sua cattiva coscienza. Nel 387, Agostino scacciò la donna con la quale aveva convissuto da quando aveva circa sedici anni, e dalla quale, a diciassette anni, aveva avuto Adeodato. Questa donna <<l'aveva scovata la mia passione sregolata, ma era l'unica donna che io amavo. Nonostante egli l'avesse scacciata, lei, gli giurò eterno amore. Agostino, per definire il suo rapporto con la madre di suo figlio, usa questi termini: <<Un legame di amore sessuale dove nascono figli non desiderati, anche s poi essi, una volta nati, avvincono con l'amore>>. 
Agostino racconta come avesse prestato molta attenzione ai giorni sterili della sua compagna, ma sbagliò i suoi calcoli, e si trovò padre di Adeodato. Questo suo comportamento, dopo la conversione si ribaltò completamente e Agostino divenne un fanatico demonizzatore della contraccezione. 
Egli non voleva figli perché non voleva sposare la donna con la quale viveva. Anche la madre Monica si era messa di mezzo, cercando per il figlio una donna di rango adeguato, che però non aveva ancora l'età sufficiente per sposarsi, e riuscì a manovrare le cose in modo che la compagna di Agostino fosse allontanata. Riasto solo, egli si prese un'altra amante, in attesa che la promessa sposa raggiungesse l'età consentita. <<Quando colei con la quale condividevo il letto e che, per così dire, era di ostacolo al matrimonio, fu strappata dal mio fianco, il mio cuore, che le era attaccato, ne fu liberato e sanguinò a lungo. Ella era ritornata in Africa e lì aveva fatto votoa Dio, di non voler appartenere a nessun altro uomo. Il figlio che io avevo avuto da lei rimase con me. MA io disgraziiato non fui neanche capace di imitare l'esempio di questa donna. Poiché avrei dovuto aspettare due anni prima di sposarmi, non volli sapere di questa attesa, non desideroso di nozze, ma schiavo della sensualità. Me ne procurai un'altra. Ma la ferita che era stata aperta in me per la separazione precedente non si rimarginava, ma dopo il bruciore e lo strazio più aspro, imputridiva. Causava meno dolore, ma era senza più speranza>>. 
E' evidente in Agostino una rimozione del complesso di colpa, che lo protò a disprezzare il piacere sessuale e coloro che avevano saputo così bene procurarglielo. Egli diede origine all'idea, che la donna fosse solamente uno strumetno per il piacere dell'uomo. Questo modo di pensare ebbe molta fortuna. 
La procreazione, secondo Agostino, è la sola utilità della donna, poiché da un punto di vista intellettuale e spirituale essa non serve: sia come aiuto nel lavoro manuale sia come compagnia nella solitudine, il partner ideale di un uomo è un altro uomo. Ma la procreazione, presuppone che si provi piacere durante l'atto, e quindi che si cada nel peccato. In paradiso: <<Senza una brama illecita, ma con piena tranquillità dell'anima e del corpo, il marito sarebbe penetrato nel grembo della moglie>>. In questo mondo, l'uomo è schiavo delle passioni, e il corpo ha delle reazioni che la mente non è in grado di controllare. La disobbedienza delle membra del nostro corpo dalla volontà è lo specchio della disobbedienza dell'uomo a Dio. Dalle parole di Paolo <<non astnetevi tra voi>> si passa a una precisa regolamentazione dei rapporti sessuali proibiti che, sempre secondo Agostino, sono la domenica, i giorni di festa, ii periodi di digiuno, nel catecumeno, nelle ore di preghiera. La donna infatti rappresenta un altro pericolo gravissimo: distoglie gli uomini dalla preghiera. 

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lunedì 21 maggio 2018

La tortura. La donna. il corpo, la strega. Gli antichi

LA TORTURA

La donna, il corpo, la strega



Il luogo di azione della tortura è il corpo. Esaminando i processi per stregoneria nei quali è stato fatto uso di tortura si evince che una grande parte delle torture alle presunte adepte di satana sono di tipo sessuale. La carne delle donne diviene il terreno ideale nel quale sfogare una misoginia antica, che ha le sue radici nel disprezzo per il corpo femminile. 
Quando si parla di universo femminile è opportuno comprendere l'origine della visione negativa della donna da parte dell'<<altra metà del cielo>>, visione che ha la sua origine nel disprezzo per il corpo femminile. Questo disprezzo ha radici antiche, non cristiane, ma mentre per i cristiani è riportabile alla caduta genesiaca e al peccato originale, con conseguente punizione, per gli antichi ha motivazioni di carattere medico-fisico. 
Tracciare anche solo pochi cenni sulla visione del corpo femminile significa imbattersi in una storia di emarginazione negativa progressiva di alcune parti anatomiche e di alcune funzioni fisiologiche, in particolare tutto quanto ottiene alla zona genitale. 
La zona sessuale, risulta essere uno dei principali campi di denigrazione da parte maschile, e che sarà in ambito cristiano, il bersaglio di teologi, Padri della Chiesa e, infine, inquisitori. 

Gli antichi



Il maitre à penser di questa storia, come di tutto quello che viene definito il <<pensiero moderno>>, Aristotele, nel De Generatione animalium per primo sostiene: <<Come i figli dei padri mutilati a volte nascono mutilati e altre no, così i figli nati dalle donne a volte femmine e altre, invece, maschi. La donna è, e sempre stata, un maschio mutilato, e la catatemia, è seme, ma non allo stato puro; c'è un sola cosa che in lei non può essere trovata: il principio dell'anima>>. 
Platone ritiene che i desideri e i piaceri, specialmente quellidi tipo sessuale, siano mezzi per macchiare, contaminare l'anima. 
Se consideriamo la polemica atiepicurea, notiamo che molti autori, quali Dioegene Laerzio, Plutarco e persino Cicerone considerano la carne sempre più specificatamente fonte di una sensualità sfrenata che impedisce la libertà dell'anima. 
Secondo Diogene Laerzio l'uomo ha rapporti sessuali <<quando vuole debilitarsi>>. Il sesso sarebbe quindi nocivo per la salute degli uomini in quanto provocherebbe una perdita di energia. 
Ippocrate, nell'Epidemia parla di un giovane morto in seguito a una eccessiva attività sessuale, poiché la eprdita di massicce quantità di sperma porta alla tabe dorsale e al decesso. 
<<Nel LXX ha inizio la divisione del cosmo in due sfere, quella degli spiriti e quella della carne. Questo dualismo cosmico non è il contrasto greco tra nous divino e soma materiale. Si avicina all'idea persiana secondo la quale vi è un mondo spirituale che si celebra sopra a quello terreno. Ma qui l'unica essenziale linea di distinzione, passa attraverso entrambi, e si può quindi parlare di dualismo etico. Invece, nell'ulteriore sviluppo del dualismo cosmico nel giudaismo, acquista sempre più rilievo la distinzione veterotestamentaria tra creatore e creatura peccatrice>>. 
Nel III secolo d.C. s'impone la scuola filosofica della Stoà, che rivoluziona la positiva visione greca del corpo e del piacere come naturale inclinazione della vita umana. Gli stoici mettono in discussione anche il matrimonio, una concessione da farsi a coloro che non riescono a sopportare la castità. 
Girolamo, cita Seneca: <<L'amore per la moglie di un altro è sempre turpe, ma vergognoso è anche amare la propria moglie in modo eccessivo. Il saggio, nell'amare la propria moglie fa valere la ragione e non la passione. Egli si oppone all'assalto delle passioni e non si lascia trasportare in un rapporto passionale con la propria moglie. Non vi è nulla di più turpe che amare la propria moglie come si amerebbe un'adultera>>.
Nella Prima Lettera a Timoteo acnche Paolo prende posizione contro i rigori della gnosi: <<O Timoteo evita le chiacchiere profane e le obiezioni della cosiddetta scienza, professando la quae taluni hanno deviato la fede>>. 
Per gli gnostici il corpo è un cadavere dotato di sensibilità, un sepolcro che ci portiamo dietro. L'anima dell'uomo viene da Dio, è una scintilla di luce prigioniera; il corpo, che ne è la prigione è un prodotto dei demoni. 
Già Platone aveva parlato del corpo come prigione dell'anima, ma questo concetto è esapserato dalla gnosi, che per prima demonizza ogni realtà corporea e materiale, determinando la fine del pensiero antico, e influenzando la filosofia a venire, plasmando sui suoi concetti il neoplatonismo. 
Porfirio (Vita di Plotino) dice del fondatore del neoplatonismo: <<Sembrava vergognarsi di avere un corpo>>. 
La gnosi s'impone, basandosi anche sui concetti elaborati, nel mondo ebraico, ad esempio la setta di Qumran. La carne è vista come fattore essenziale della caducità dell'uomo e bassezza di ogni cosa creata. Vi è un pessimismo di fondo: <<Chi è carne, ne è degno e quale formato di fango è in grado di compiere questi prodigi, se fin dal seno materno vive nel peccato?>>. 
Giuseppe Flavio (La guerra giudaica) scrive a proposito degli Esseni: <<Giudei di nascita si astengono dai piaceri come da un male, e praticano la temperanza come una virtù. Disprezzano il matrimonio, adottano perciò i figli degli altri quando sono ancora malleabili allo studio; si difendono dalla lascivia delle donne perché sono convinti che nessuna di esse rimanga fedele a uno solo. Né grida né bisticci disturbano la quiete della casa. Il silenzio che regna là dentro dà l'impressione a quelli che sono fuori di un mistro che merita timore. Questo silenzio è fatto di una sobrietà costante e dell'esercizio di prendere cibo e bevande solo nella misura necessaria. Sono fortemente persuasi che i corpi si corrompono e che non durano gli elementi dei quali sono composti, mentre le anime sono immortali e vivono sempre; a riguardo delle anime pensano che discendano da un etere molto leggero; quando sono liberate dai ceppi della carne si sentono come rimesse in libertà da lunga prigionia e volano verso l'alto con grande gioia. 
<<Ma vi è anche un altro gruppo di Esseni convinti che chi non si sposa è come se amputasse la parte principale della vita. Essi ritengono che se tutti la pensassero a questo modo presto il genere umano scomparirebbe. Essi pertanto sottopongono le loro future spose a una prova che dura tre anni, e quando queste hanno dimostrato la loro fecondità, si conclude il matrimonio. Con la moglie rimasta incinta si astengono dall'avere rapporti sessuali. 
Giuseppe Flavio dà una valutazione negativa del corpo, e ritiene che <<il piacere corporale suscitato dalla donna ha portato al peccato>>. 
Filone, ritiene che le radici del male sono nelle orge del ventre, quindi nel consumo smodato di cibo e nella libidine del sesso. 
Paolo è ben cosciente dei limiti umani, in ultima istanza, la salvezza non sta nella fuga dalla sessualità e nel rifugiarsi nell'ascesi. <<E' cosa buona per l'uomo non toccare donna; tuttavia per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi tornare a stare assieme, perché Satana non vi tenti nei momenti di passione>>. 
Bibbis di Gerusalemme: <<Polo riconosce la validità di quest'opinione per i celibi, ma ne contesta l'applicazione alle persone sposate, a cui viene sconsigliata la continenza>>. 
I pensatori cristiani hanno sviluppato una congerie di teorie per spiegare teologicamente paure irrazionali e tabù, nascondendosi dietro a presupposte varietà di fede e dogmi. Si possono però riscontrare alcuni grossi filoni di pensiero: 
1) L'ossessiva paura del peccato di origine sessulae e la conseguente avversione del piacere. 
2) La demonizzazione della donna, essere inferiore per natura, creatura lasciva e tentatrice, naturalmente portata al sesso. 
3) Il disprezzo per il matrimonio, considerato remedium concupiscentiae, e l'esaltazione del celibato come modello di verginità vicina a quella divina. 
4) La mortificazione della carne come mezzo per onorare Cristo, tipico ad esempio della setta dei flagellanti medievali e degli asceti e mistici di periodi più tardi. 
La mentalità dualistica di netta separazione di spirito e corpo, identificati sommariamente con bene e male, che ha ossessionato a lungo la storia del pensiero cristiano, in particolare cattolico. 
Nella sfera religosa, la percezione del corporeo ha assunto toni drammatici di sofferenza, violenza, furore autolesionistico, che ha spinto autorevoli personaggi a macerare la propria carne in un estremo tentativo di liberarsi dalla fisicità per avvicinarsi alla perfezione divina. 
Il processo di autotortura e di progeressiva scarnificazione, ottenuto con discipline rogorossisime, ha portato a considerare il corpo come campo di battaglia nella lotta contro il demoniaco e luogo di santificazione in terra. Martirizzando ogni facoltà sensoriale, si arriva alla purificazione: vengono eliminate le scorie di umanità che trascinano verso il basso l'anima e si accede così ad un mondo di piaceri paradisiaci, dove ogni aspetto della vita materiale, in particolare il sesso, è sublimato. E' evidente la stretta analogia che vi è tra tortura e automortificazione: in ambedue questi istituti il corpo è il veicolo attraverso il quale purgare le colpe, reali o immaginate. 

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domenica 20 maggio 2018

La tortura. L'Inquisizione come modello di violenza legale

LA TORTURA

L'Inquisizione come modello di violenza legale



L'Inquisizione e l'uso della tortura da parte di questa sono stati a lungo studiati dal diritto; l'opera di frà Eliseo Masini è stata esaminata e commentata da Italo Mereu, titolare della cattedra di Storia del diritto italiano nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Ferrara. 
Storia dell'intolleranza in Europa (Milano, 1990, II edizione) nasce come saggio di storia, dedicato al <<volto demoniaco del potere>>. Studia le forme di violenza che hanno costituito uno dei cordoni dell'ordinamento penale che può essere riassunto nella formula: consenso o repressione. 
Due istituzioni fondanti la formula sono il sospetto e l'intolleranza, matrice del sospetto stesso. 
Sia il sospetto sia l'intolleranza sono sempre stati due degli aspetti dei quali la ragion di Stato si è servita per ottenere un consenso per eliminare gli oppositori. 
Da un punto di vista lessicale il sospetto è stato denominato in diversi modi, e sempre ha designato una presunzione di colpevolezza. 
Il Mereu traccia uno schema del sospetto in tutte le sue varianti, pratendo dal concetto che comunque la presunzione di colpevolezza è uno stato d'animo irrazionale, <<motivatodalla prevenzione e finalizzatoa alla punizione. Il che è quanto riconoscere validità giuridica a un distorto atteggiamento intollerante nei confronti di una o più persone, che si dubita possano essere origine, ragione e causa di comportamenti devianti o contrari a un quid (la fede, la proprietà, la rivoluzione, la democrazia eccetera) al quale  si dice di credere in maniera assoluta, e che per tanto si pone come valore totalizzante e prioritario, da difendere comunque>>. 
Il sospetto si presenta come un dubbio non basato su dati di fatto. Per giungere a dimostrare che il sospetto iintroduce l'arbittrio dell'autorità come instrumentum regni sub specie iuris, il Mereu parte dal concetto di fede come principio catalizzante che porta alla speranza di un domani migliore. La fede è rappresentata storicamente da una istituzione nella quale si condensano le speranze dei singoli e della collettività. La fede è gestita da una classe dominante <<che si proclama rappresentante e custode per mandato ricevuto>> e che è sostituita in un gruppo elitario il quale fissa in dogmi una ortodossia alla quale tutti devono sottostare come dovere personale. La devianza è l'allontanamento dall'ortodossia, è il libero pensiero, Se il deviante persiste nella sua idea allora si giunge all'eresia dichiarata, per la quale sono previste la ritrattazione o l'abiura o la condanna o l'eliminazione fisica. 
Esistono, dei gradi intermedi: <<che hanno come fondamento il sospetto dell'autorità>> identificabili in due figure giuridiche: il sospettato e il fiancheggiatore ambedue sono possibili collaborazionisti del deviante. Contro queste persone la società reagisce con l'intolleranza, <<cioè l'esclusione totale dal consorzio civile e dalle leggi comuni>>. 
L'istituzionalizazione dell'intolleranza fa di ogni oppositore e di ogni deviante un criminale. Questo modo di agire è racchiuso nel sintagma <<consenso o repressione>>. 
Il Mereu ha scelto come campo della sua indagine la reprssione del dissenso religioso da parte della Chiesa cattolica romana dal 1542 al 1642 e la motiva in questo modo: <<La Chiesa cattolica è la prima istituzione europea che ha tradotto in leggi i concetti di fede, ortodossa, scisma, eresia, apostasia. <<Del pari il sospetto, come tutto il sistema processuale penale e gli istituti che a quel concetto si richiamano non sono che un'invenzione della Chiesa, fatta - in un primo tempo - per combattere "l'eretica pravità", ed estesa, al potere laico, che se ne è appropriato, a tutte le forme di "devianza" politica che contrastino con la linea "totalizzante" ortodossa imposta da chi sta a capo delle istituzioni. Ed ecco perché lo chiameremo il modello cattolico>>.
Paolo III indice il Concilio di Trento "la magna carta" dell'integralismo cattolico>>; la Chiesa  tridentina esige dai suoi intellettuali un rigoroso conformismo; si assiste alla cenralizzazione del potere della Chiesa con l'istituzione delle congregazioni e il livellamento della religiosità secondo le norme stabilite dall'autorità. 
Il Concilio di Trento è, probabilmente il più importante proprio per le definizioni dogmatiche e perché diede l'avvio aa quel processo di riforma cattolica che ebbe così importanza nella formazione intellettuale dele persone di cultura del periodo. 
La Chiesa <<rinata>> del tridentino è strutturata giuridicamente e dogmaticamente. Ma altrettanto rigidamente si pone il rifiuto di qualsiasi apertura nei confronti ddel mondo riformato; vi è una demonizzazione della costante cristianità e di ogni forma di eresia compresi culti non cristiani e la stregoneria. 
La Controriforma vede l'azione di restaurazione della potenza temporale della Chiesa e l'irrigidimento della sua autorità. Un margine estremamente stretto di autonomia è lasciato al singolo: la coscienza dell'individuo è incanalata, consigliata da struttre devozionali e caritative, confraternite, congregazioni, enti assistenziali. La singoola pietà viene indirizzata verso il prossimo, fino a giungere a una pietà corale, esteriore, edificante, salvifica, barocca. L'interiorità, la perfezione nell'ascesi, la contemplazione, il distacco dal mondo sono ideali caduti in disuso e anche la mistica, come abbiamo potuto appurare in precedenza, ne risente. 
Ma è soprattutto la libertà di pensiero la grande vittima del movimento di riforma cattolica, vittime eccellenti, da Giordano Bruno a Galileo, a Giansenio e molti altri pagarono, chi con la vita, chi con la dignità le proprie ideee. Una struttura di potere non può consentire che si levino voci di dissenso troppo acute, ma nel caso della Chiesa cattolica, il condizionamento mentale e la lotta all'eresia fu condotta con metodi discutibili, furono infatti plagiate le coscienze delle classi intellettuali con l'imposizione di una condizione gesuitica e pietista, con una componente di paura del diverso che diventa fobia, e spinge all'intolleranza verso qualsiasi forma di devianza. E' questo il periodo di maggior violenza del fenomeno denominato caccia alle streghe, dello sterminio di una parte di popolazione, portatrice, a mio parere, di una cultura alternativa, non catolica, pagana, insomma, in ultima analisi, deviante. 
Le fonti delle quali il Mereu si serve sono: 
- Le bolle, le memorie, le relazioni, le sentenze sull'impiego della tortura per la repressione dell'eresia emamante dai papi da Paolo III a Urbano YIII. 
- Il pensiero dei pontefici e dei Padri della Chiesa nel IV e V secolo e la contemporanea legislazione sull'eresia. 
- La legislazione medievale della Chiesa, in particoalre quella sulla repressionedell'eresia ricavata dalle Decretales Gregorii IX, dal Liber Sextus di Bonifacio VIII (1298), dalle Clementinae di Giovanni XXII (1317) e dalla raccolta nel Directorium dell'Eymerich-Pena, insieme alla Glossa ordinaria e a quella dell'Ostiense e dall'altra Giovanni d'Andrea (per le decretali); alla Glossa Ordinaria e a quella dell'Arciridiacono per il Sesto; e alla sola Glossa per le Clementine, con il commento e le spiegazioni di Eymerich e di Pena. 
- I decreti della Congregazione Romana del Sant'Uffizio; i manuali inquisitoriali e i contemporanei scritti di giurusti laici in materia di eresia. 
Gli inquisitori sono <<come delegati di una potenza che controlla tutta l'Europa "intellettuale" - i primi a mettere in pratica, in Francia e in Italia, in Spagna e in Germania, le disposizioni "nuove" impartite dai pontefici sulla repressione dell'eretica pravità, sono loro i primi a sperimentare l'efficacia risolutiva del sistema inquisitorio, i primi a valersi del segreto d'ufficio e della delazione come mezzo normale d'inquisizione, i primi a servirsi, per un semplice sospetto, dell'arresto e a praticare l'interrogatorio e la tortura; i primi ad avere usato il carcere come mezzo "preventivo" di coazione fisica e morale; i primi ad avere escogitato tutte quelle cautele legali con le quali è possibile torturare un uomo o tenerlo in prigione ad libitum, i primi ad avere impostato e portato a termine i processo scritto e non orale>>. 
Il Sacro Arsenale del Masini, opera giudicata importante <<non solo perché è stata scritta in lingua italiana, ma perché ci dà il "modello" di tutte le pratiche che bisognava compilare quandoo l'Inquisizione procedeva a un qualunque atto giudiziario>>. 
Il De haeresis di Prospero Farinacci, un laico, avvocato fiscale, che riassume la maggior parte dei testi precedentemente scritti sull'argomento. 
- I documenti sulle sentenze esegute a Roma e il testo della condanna di Galilei.
- Materiale iconografico. 
<<In queste opere l'intolleranza è presentata attraverso tre proiezioni ideologiche: 1)La violenza ingiusta. 2) La violenza giusta. 3) La violenza legale. 
<<La violenza ingiusta è quella usata dagli eretici contro l'istituzione-madere e i suoi fedeli. La violenza giusta è quella usata dall'istituzione-Chiesa e dai cattolici contro tutti i devianti e gli eretici. La violenza legale è rapprsentata graficamente in alcune delle forme in cui essa è istituzionalizzata>>. 
Sospettare e punire è il modus agendi della nuova Inquisizione. 
<<Il 21 luglio del 1542, con la bolla Licet ab initio, Paolo III fonda qella che, in seguito, da Sisto V sarà chiamata la Congregazione della Santa Inquisizione dell'eretica pravità. Il 9 gennaio del 1642 muore in Arcetri (Firene) Galileo Galilei che, dieci anni prima perché sospetto eretico, <<spontaneamente>> era stato costretto ad abiurare, ed era stato condannato alla pena del carcere, trasformata poi in "domicilio coatto". Tra i due fatti, quasi a segnare lo zenit di una politica, c'è nel 1600 l'arsione al rogo di Giordano Brunoin Campo dé Fiori a Roma, avvenuta sotto il pontficato di Clemente VIII>>. 
La nuova Inquisizione prende dunque il via dalla bolla del Farnese, con un lucido piano politico che culminerà con il Concilio di Trento. Paolo III fonde l'antica Inquisizione medievale con quella moderna spagnola, e l'ibrido che ne nasce ha requisiti comuni in tutte le città non solo italiane, ma anche europee, fondando quella che si può definire una unità d'Italia non politica bensì poliziesca. 
Gli strumenti sono: <<Arbitrio assoluto dell'autorità nell'incriminare una persona, persecuzione con gli stessi mezzi usati nel Medioevo contro quanti l'autorità sospetterà in qualche modo di avere una certa autonomia intellettuale, messa in opera di nuovi strumenti repressivi, come la censura preventiva sui libri, le sanzioni finanziarie e penali per i tipografi e i librai; la pubblicazione di un Indice con indicati i librii proibiti; controllo su tutti i diversi valendosi dei mezzi legali più opportuni; uso dell'autortià laica come braccio secolare per mettere in esecuzione i deliberata dell'Inquisizione.
Una volta definiti gli strumenti, Paolo III passa a identificare gli obiettivi. 
<<Il 10 gennaio 1542 - quattro mesi prima della convocazione del Cocilio di Trento, Paolo III emana la bolla In apostolici culminis dove si autorizzano gli Inquisitori dell'eretica pravità a procedere contro quanti asseriscono e predicono predisposizioni sospette, scandalose, pericolose, erronee, che sanno d'eresia, discrepanti per qualunque ragione dall'insegnamento della Chiesa, dalla pietà cristiana e non conformi ai buoni costumi. Le disposizioni sono applicabili a tutti, esclusi i vescovi>>. 
Paolo III aveva capito che era irrimediabilmente finito il tempo della Res publica Christiana, e che la Chiesa cattolica aveva ormai perduto la sua unicità e il monopolio dell'ortodossia. 
Per mantenere almeno la parte che ancora restava cattolica Paolo III iniziò una politica fortemente accentratrice. 
<<La Sacra Congregazione della romana e universale Inquisizione ossia santo Uffizio sarà il prototipo di questa nuova struttura>>. 
Fare parte del Collegio della Congregazione significa poter decidere della vita, della morte e disporre dei beni di una persona, distruggere carriere e fortune, disfare famiglie, significa ottenere feudi e investiture, significa avere la giurisdizione su tutta la terra e su tutte le persone, anche su potenti laici e religiosi, vescovi e persino cardinali, significa poter nominare i procuratori fiscali, i notai e tutto il personale necessario fra i propri uomini di fiducia. Alla nuova inquisizione <<è affidato il compito di provvedere all'eliminazione del dissenso e dell'eresia. Nessuno le si può opporre e niente può contrastarne l'azione: la Congregazione è al di sopra della mischia>>.
Gli inquisitori <<ad arbitrio potranno condannare chiunque solo che lo vogliano. La loro potestas è basata sulla legge, che consente loro di arrestare, imprigionare, torturare e condannare chiunque, anche basandosi solo sul sospetto. Praticamente il loro potere non ha nesun limite, neppure quello della morte, perché potranno processare anche i defunti e farne bruciare i resti. Il pontefice riserva per sé solo il diritto di grazia>>. 
La Chiesa si avvale cioè del braccio secolare per l'esecuzione delle sentenze di eresia. L'eretico è considerato un pericolo per l'ordine sociale, se s'identifica la prosperità della Chiesa con la sicurezza dello Stato. 
Il Codice Teodosiano <<Sono chiamati con il nome di eretici e devono sottostare alle sanzioni per queste previste coloro che furono scoperti davanti alla linea della religione cattolica>> quindi si possono considerare eretici tutti i diversi, i maghi, gli indovini, le streghe, gli zingari, i mori, gli ebrei, gli omosessuali. Tra i bersagli dell'Inquisizione vi sono anch coloro che diffondono le idee condannate o contrarie alla morale, cioè gli editori e stampatori, persino i controversisti che riportano le tesi eretiche per contraddirle. 
Solo gli inquisitori possono leggere i libri eretici. Nel 1554, con la bolla In multis depravatis Giulio III annette fra i reati perseguibili da parte dell'Inquisizione che la bestemmia, per la quale sono previste la perforazione della lingua, tre anni ai remi, la fustigazione, e nel caso di nobili una multa, la perdita di titoli, benefici e dignità, l'impossibilità di fare o beneficiare di un testamento, il bando da Roma per tre anni 
Con Paolo IV balli e feste divengono sospetti, e viene colpito dall'Inquisizione anche il resto di simonia, intendendo il pagamento per l'amministrazione dei sacramenti, l'ordinazione di minorenni, a la vendita di cariche e benefici ecclesiastici. 
Con Sisto V l'Inquisizione si istuzionalizza in una congregaione. 

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lunedì 7 maggio 2018

Violenza sinonimo di debolezza


L'Inquisizione e l'uso della tortura da parte di questa sono stati a lungo studiati dal diritto; l'opera di frà Eliseo Masini è stata esaminata e commentata da Italo Mereu, titolare della cattedra di Storia del diritto italiano nella facoltà di giurisprudenza dell'Università di Ferrara. 
Storia dell'intolleranza in Europa (Milano, 1990, II edizione) nasce come saggio di storia, dedicato al <<volto demoniaco del potere>>. Studia le forme di violenza che hanno costituito uno dei cordoni dell'ordinamento penale che può essere riassunto nella formula: consenso o repressione. 
Due istituzioni fondanti la formula sono il sospetto e l'intolleranza, matrice del sospetto stesso. 
Sia il sospetto sia l'intolleranza sono sempre stati due degli aspetti dei quali la ragion di Stato si è servita per ottenere un consenso per eliminare gli oppositori.
Da La tortura. Di Laura Rangoni

Chi usa la violenza per eliminare gli oppositori, è consapevole di essere molto, molto debole, a livello sociale, psicologico, personale, Se si opera nel giusto, sono sufficienti la decisione e la determinazione, è molto più saggio giungere a compromessi, per arrivare al bene comune. In un'atmosfera di pace, il "marcio" si autoelimina.
Madame Vrath

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